12 settembre 2018

WWW Wednesday - letture in corso #1 - 2018

settembre 12, 2018 2 Comments

Lo so, avevo annunciato il mio ritorno e non mi sono fatta sentire per una settimana! Chiedo perdono, ma tra il lavoro e la casa è stata dura organizzare qualunque cosa. Purtroppo leggo poco avendo poco tempo libero e dunque anche questa rubrica non potrò più postarla tutte le settimane, ma almeno potrò aggiornarvi sulle mie letture ogni volta che ci saranno novità.

Beatrice Masini ha scritto uno dei miei libri preferiti: "Se è una bambina" eppure dopo quello ho letto altri suoi tre libri e c'è qualcosa che non mi convince in nessuno. Questo in particolare lo desideravo leggere da anni e le aspettative erano molto alte. Sono rimasta molto delusa e l'unica cosa che mi ha lasciato è stata una sensazione di angoscia terribile. Mi dispiace davvero perché aveva grandi potenzialità e mi dispiace perché ho molta stima della Masini. Non credo lo leggerei a un bambino. Ha uno stile particolare e un tema molto delicato.
Voi lo avete letto? Che ne pensate?
Questo libro mi è stato regalato poco tempo fa e consigliato da più persone e così ho deciso di provarlo e devo dire che per il momento mi sta piacendo molto. Spero di riuscire a scriverne una recensione. Al momento ho solo il primo volume quindi devo recuperare gli altri. Non voglio anticipare niente per ora...
Voi lo avete letto? Che ne pensate?
Conoscete altri libri simili?
Ecco un altro libro che volevo leggere sin da quando lo vidi per caso in televisione presentato da Michela Murgia. L'argomento del femminismo mi sta molto a cuore e queste tematiche sono per me come calamite, per cui non potevo farmelo sfuggire! Non vedo l'ora di leggerlo, sono davvero curiosa di cosa troverò.
Voi lo avete letto? Che ne pensate?
Conoscete altri libri del genere?





E voi? Cosa state leggendo?

11 settembre 2018

Seminario sulle tradizioni manoscritte del medioevo germanico - Università di Pisa 8/10/2015 (ripubblicazione)

settembre 11, 2018 7 Comments
Un libro è un 'testo', o lo si comprende o non lo si comprende. Vi si trovano forse alcuni brani 'difficili'. Per comprenderli occorrerà una tecnica: questa si chiama filologia. Poiché la scienza della letteratura si occupa di testi, è perduta se non fa uso della filologia: questa non può essere sostituita né dall'intuizione né da alcuna visione di essenze.
E.R. Curtius

Ho avuto il piacere di seguire un interessante seminario tenuto dalla professoressa Maria Rita Digilio all'Università di Pisa il 13 ottobre 2015 riguardo le tradizioni manoscritte del medioevo germanico, dunque ho deciso di condividere con voi gli argomenti trattati con un breve articolo di riepilogo che spero possa piacervi.


L'ecdotica o critica testuale, non può prescindere dal metodo di Lachmann, un metodo che a regime dovrebbe consentire la scomparsa dell'editore, per via di una procedura scientifica, meccanica, inoppugnabile e inevitabile. Per Lachmann i copisti hanno rovinato i testi rendendoli pieni di errori. Lavorando al testo con metodo scientifico, Lachmann credeva di poter arrivare al testo originale nella sua integrità e perfezione. Ma i più rigidi riguardo questa idea sono i Lachmaniani più che Lachmann stesso. Il metodo di Lachmann era asettico e non poteva essere uguale per tutte le filologie, dato che ogni ramo linguistico della filologia si differenzia per numero e tipo di fonti. Per tale motivo, il modo di fare le edizioni critiche deve essere estremamente diverso per ogni filologia, dunque usare approcci diversi pur partendo da uno stesso metodo.

Il metodo Lachmann (1793–1851) non è mai stato scritto da Lachmann, ma fu ricavato dai suoi appunti. La sua ambizione era elaborare una prassi operativa talmente netta e univoca da essere applicata a tutte le lingue e su tutte le tipologie testuali. Essa aveva uno stampo pragmatico, non teorico. L'obiettivo era restituire il testo originale o comunque molto vicino alla sua base. L'autore redige un'opera originale da cui poi vengono redatte delle copie manoscritte che trasmettono l'opera. La copiatura rende impossibile conservare l'originalità del testo dato l'elevato numero di errori dei copisti.

Lachmann era un tedesco dell'800 e la sua ambizione era di ripristinare i testi originali corrotti dai copisti per ricreare la volontà dell'autore. Il metodo prevedeva due fasi di lavoro per creare l'edizione critica di un testo.
1° fase: Recensio
2° fase: Emendatio
Nella fase della recensio, i filologi devono procurarsi tutti i testimoni dell'opera di cui desiderano curare l'edizione critica, confrontare tutti i frammenti e i testi pervenuti. In questa fase è necessario non intervenire con interpretazioni personali, ma procedere tramite un lavoro meccanico e oggettivo, limitandosi ad accostare, trascrivere e confrontare le varie fonti.

Dai manoscritti pervenuti si deve quindi arrivare a capire l'originale, stabilire l'archetipo, che non è l'originale ma il testo ricostruito sulla base di tutte le testimonianze, il quale non necessariamente sarà il testo corretto. Si parte dal principio che l'autore abbia scritto qualcosa di perfetto ma non necessariamente vero. L'archetipo è lo stadio testuale derivato dalla recensio. I testimoni del testo che abbiamo possono essere apparentati sulla base degli errori che condividono. E sono di due tipi: Congiuntivo quando i testimoni condividono lo stesso errore, Disgiuntivo quando un errore in un unico testimone lo distingue e separa dagli altri. I copisti a volte aggiungono o riscrivono brani dove ci sono pezzi mancanti o errori e questa manipolazione di una manipolazione causa danni peggiori. C'è una teoria chiamata Lectio difficilior, secondo cui il testo corretto è sempre quello più difficile.

Quando in un testo si trova un punto difficile da capire o una parte mancante, i vari copisti finiscono per modificare ognuno a modo suo il manoscritto, perdendo il senso del testo originario. Gianfranco Contini definisce questa banalizzazione con il termine diffrazione. Non bisogna quindi considerare necessariamente corretta la versione del brano riscontrata nella maggioranza dei testimoni, ma valutare le parentele dei testi. Bisogna ragionare sui vari frammenti per arrivare a quello più presumibilmente corretto, facendo una scelta non sempre coerente con le precedenti.
Il filologo lavora sulla globalità del testo, rilegge centinaia di volte e analizza tutto nei dettagli, a volte rivolgendosi anche all'aiuto di altre lingue. Anche nel caso di Beowulf ad esempio, in cui vi è un solo manoscritto, si tende a temere di metterci mano, ma a rispettare troppo il testo si fa un torto all'opera laddove venga scoperto un errore. L'editore spesso cambia l'originale per rispettare l'allitterazione, il significato o per questioni grammaticali.
Dopo aver messo insieme tutti i manoscritti, bisogna lavorare all'emendatio ovvero avere il coraggio di correggere per rispettare l'autore. In questa fase c'è il rischio di esagerare nella correzione, come accadde proprio a Lachmann con intromissioni spaventose, così come per i suoi seguaci che non avevano il genio necessario per tale lavoro. Si lavora su una ricostruzione lessicale, linguistica e cognitiva.

Bediér, famoso filologo francese, propone un altro metodo di lavoro, ovvero quello di scegliere un solo testimone, il testo che a proprio giudizio sia il migliore per fedeltà all'originale e rinunciare alla collazione, ovvero al confronto con gli altri testimoni. Si basa quindi su un solo manoscritto, ritenendo inutile applicarsi su tutti gli altri poiché non esiste un metodo certo di lavoro per stabilire cosa cosa sia corretto e cosa no. 

Un testo critico vive a metà tra l'opera originale e la ricerca della verità. L'opera è quella che doveva essere ma non ci è pervenuta, l'altra è la verità del manoscritto che abbiamo.
Per essere efficace il metodo Lachmann deve soddisfare i seguenti requisiti:
  1. La tradizione deve essere chiusa, ovvero deve esistere un solo e unico archetipo.
  2. La trasmissione deve essere esclusivamente verticale, ovvero la copia scritta da un unico antigrafo e le successive copiate sempre da quello precedente.
  3. Stabilire su base certa di errori condivisi, la parentela del manoscritto.
  4. I copisti devono mantenersi fedeli alla fonte.
La tradizione può essere aperta o chiusa. Il metodo dunque funziona solo se derivano tutti da un unico antigrafo, cosa che però non accade quasi mai. Se erano in possesso di due copie diverse di uno stesso testo, ad esempio, i copisti copiavano brani da entrambi i testimoni finendo per rendere inefficace il metodo Lachmann.
Nel 1990 esce sulla rivista Speculum, un articolo sulla discussione già molto viva della critica del testo. Piuttosto che inseguire la chimera del testo giusto con l'analisi delle varie edizioni, suggeriva di affidarsi ad un unico manoscritto. Questo metodo tuttavia produce spesso critiche che banalizzano il lavoro dei filologi, portando alcuni a spacciare per edizione critica la semplice copia dell'edizione di un manoscritto. Se per Lachmann il manoscritto singolo è secondario, per gli altri della new philology diventa principale, si accontentano quindi della storicizzazione del testo.
Il testo letterario medievale non veniva letto direttamente dal pubblico, ma veniva declamato a un pubblico non alfabetizzato che acoltava. Gli elementi della tradizione orale si trasferiscono allo scritto e la tradizione tramandata diventa schizofrenica. Il testo medievale è un'opera aperta a variazioni infinite. La New Philology nega il concetto di testo e il concetto di autore. Se il narratore orale durante la recita di un testo si inventa dei brani, lui stesso diventa un autore.

L'edizione critica si fa tenendo conto di tutte le varianti ma anche segnalando le variazioni al lettore. Il filologo può fare delle scelte a patto che le indichi. I manoscritti si sono contaminati a vicenda e quindi è imposisbile arrivare all'originale. La critica si fa sulla filologia, è la base. Si studia sul testo elaborato dai filologi. La prima critica letteraria la fanno gli stessi filologi.

03 settembre 2018

Di lauree e viaggi danesi

settembre 03, 2018 2 Comments
Eccomi qua, tornata dopo l'ennesimo periodo di silenzio. È strano tornare a scrivere sul blog dopo tutto questo tempo e questi cambiamenti. Ancora non mi sono abituata ai ritmi della mia nuova vita, continuano ad esserci novità, mi sono trasferita in un'altra città da poco, sono immersa in un trasloco e il mio ritorno dal soggiorno di studio in Danimarca dopo la mia laurea (Halleluja!) mi ha frastornata. La mia vita è in costante mutamento ma trovo che nonostante l'assenza di stabilità sia bello poter tornare nel Portale e vedere che questo angolino esiste e resiste al tempo e alle disavventure.
In questo periodo non sono stata inattiva, ho preparato le basi per tornare a lavorare sul web. E ringrazio tutti voi che continuate nonostante tutto a seguirmi e a scrivermi commuovendomi e facendomi sentire l'importanza di non mollare e di tornare a fare del mio meglio con costanza e impegno.
Dunque cosa è successo in tutto questo tempo?
Mi sono laureata in Letterature Europee per l'Editoria e la Produzione Culturale all'Università di Pisa con una tesi in filologia germanica sulle rune. Subito dopo ho preso un aereo diretta in Danimarca dove ho soggiornato con una borsa di studio per studiare Lingua e Cultura danese. Un'esperienza bella e intensa che mi ha permesso di approfondire la lingua, conoscere persone meravigliose e capire quando amo il Nord e che scegliere questo mondo per i miei studi è stata una scelta di cui sarò sempre felice. Ma immaginate trovarmi in camera con una ragazza taiwanese-venezuelana che viveva in Cina con patrigno norvegese (in due facevamo 7 nazionalità) a parlare spagnolo, leggere in inglese, studiare in danese e scrivere in italiano. Il delirio! Ma ho visto posti meravigliosi, musei, pietre runiche, ricostruzioni storiche, ho fatto attività archeologiche e di ricerca e ascoltato musica bellissima.
Il ritorno è stato traumatico e al contempo mi ha dato un nuovo stimolo per non mollare nonostante tutto e tutti. Il mio futuro è tutto da scoprire, ma di una cosa sono certa: non voglio abbandonare Il Portale e spero che continuerete a seguire le mie disavventure e le mie letture e che condividerete con me consigli e pensieri, storia nordica e culture antiche.
Se avete domande sentitevi liberi di scrivermi :) 

30 aprile 2018

Recensione "Book Blogger. Scrivere di libri in Reta: come, dove, perché" di Giulia Ciarapica

aprile 30, 2018 2 Comments


Bentrovati lettori! La recensione di oggi fa parte di un bellissimo blogtour organizzato da tantissime blogger per parlare proprio di... Book Blogger! Giulia Ciarapica ha scritto un piccolo manualetto che parla del diventare book blogger e oggi vi dico la mia impressione su questa lettura. Vi invito a vedere le altre tappe del tour, fatemi sapere che ne pensate!

Titolo: Book Blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché
Autore: Giulia Ciarapica
Editore: Franco Cesati Editore
Pagine: 144
Prezzo: 12,00 €
Data di uscita: gennaio 2018
voto: 
Argomento: Chi è il book blogger e cosa fa? Cosa significa oggi fare critica letteraria 2.0? Il libro di Giulia Ciarapica propone un percorso attraverso i diversi modi di raccontare i libri in Rete: dal blog ai social network e YouTube, tutti gli strumenti sono utili per parlare di letteratura e per farlo in modo originale, fresco, ironico e creativo. Senza dimenticare però che dietro ogni blogger c'è prima di tutto un lettore, che ogni giorno si informa, confronta testi e cerca di trasmettere la propria passione al pubblico (piccolo o grande che sia) con un linguaggio chiaro e semplice. Partendo dai ferri del mestiere e dalla scelta dei testi, passando per le fasi della recensione e i relativi stili, senza lesinare consigli pratici e di lettura, Book blogger ci conduce alla scoperta di un mondo in grande fermento, provando anche a tracciare una mappa per orientarcisi: dai primissimi portali e lit-blog italiani alle ultime tendenze sui social, per arrivare ai siti contemporanei più attivi e seguiti e al fenomeno degli youtuber.
Sono ormai 8 anni che ho aperto questo blog, tra alti e bassi, momenti di pausa e nuove partenze. Questa esperienza mi ha insegnato molto, mi ha cambiata, mi ha fatto conoscere persone meravigliose. Quando ho cominciato non c'era ancora questo fenomeno, i blog letterari erano sconosciuti e si sapeva poco riguardo la loro influenza sul web per il mondo dei libri. Quella che era nata come una passione oggi per molti è un lavoro. Per questo motivo, quando ho scoperto l'uscita di questo piccolo manualetto per aspiranti blogger scritto proprio da una di noi, non ho potuto fare a meno di notarlo ed esserne incuriosita.
Questo manualetto in meno di 150 pagine tratta moltissimi temi come la lettura di critica letteraria, la scelta dei libri da recensire, l'analisi del testo, le varie fasi di scrittura della recensione, la revisione, ma anche la videorecensione, la promozione e la condivisione sui social. Ovviamente queste tematiche essendo così varie non possono essere indagate tutte nel dettaglio, dunque Giulia Ciarapica ci mostra le basi per poter poi proseguire noi stessi nella scoperta di questo mondo.
Il primo capitolo sulla critica letteraria l'ho trovato interessante e con diversi spunti per leggere e approfondire il tema della critica, troppo spesso sconosciuta o ignorata da chi vuole cominciare a scrivere di libri sul web. Si tratta di consigli personali dati dalle sue personali letture e non esauriscono il tema, anzi sono una piccola parte da approfondire e proseguire. L'autrice ci accompagna tra i suoi scaffali presentandoci alcuni degli autori che ha apprezzato per farci comprendere quanto la lettura sia fondamentale, non solo ai fini di svago, ma anche per acculturarsi e scoprire generi lontani da noi. Inoltre leggere testi di saggistica riguardo la scrittura è un modo per migliorare come blogger e rendere il nostro lavoro più professionale.
Un altro capitolo che mi è piaciuto è quello sulle videorecensioni che ho trovato molto fresco, carino e semplice. È stato interessante leggere qualche curiosità su alcuni youtuber che parlano di libri e capire come lavorano e come è nata questa loro idea, ognuno diverso, ognuno con il suo stile. Il capitolo è molto breve ma piacevole e penso che sarebbe stato carino improntare più su questo tipo di lavoro tutto il libro.
Il libro di Giulia si concentra molto sull'analisi di varie recensioni scritte da lei o da altri siti, mostrando frammenti con tanto di commento. Questo potrebbe essere molto utile in un corso apposito per scrittori, ma l'ho trovato forse eccessivo per questo tipo di testo. Avrei forse focalizzato l'attenzione su regole più generali sulla stesura di recensioni e sullo stile, come crearlo, come migliorarsi, su cosa puntare per fare un buon lavoro, per farsi conoscere, per migliorasi più che su questo elenco di esempi che, se non hai letto i libri in questione di cui si tratta, non sempre è facile cogliere tutto ciò che si vuole dimostrare. Molto interessanti invece i siti consigliati che possono essere utili per tenersi aggiornati o prendere spunto.
Non ho compreso molto bene il motivo di dedicare un capitolo intero alla scelta del libro da recensire, mi è sembrato superfluo anche se alcune indicazioni possono servire nel lavoro di blogger. Credo dipenda molto dal motivo per cui si apre un blog, argomento non trattato nel libro. Giulia sembra dare per scontato che si comincia a scrivere su un blog voglia parlare di libri per lavoro e non solo per passione. Per questo motivo trovo che questo libro sia più adatto a chi voglia fare il blogger di mestiere, i consigli sono infatti molto tecnici e specifici. Giulia consiglia tre riletture del testo e un lungo lavoro di scrittura e correzione della recensione. Le indicazioni su come svolgere il lavoro sono molto precise e ben fatte, personalmente lavoro in modo diverso, ma i suoi consigli mi sono stati utili per rivedere il mio lavoro e decidere di adottare qualche tecnica.
Quello che è mancato da questa lettura è stata la sua esperienza diretta come blogger, il rapporto con gli autori, le case editrici e i lettori. Non ho sentito da questo libro cosa significa davvero essere una book blogger. Questo era ciò che desideravo di più leggere, perché essere una blogger è un'esperienza unica che si discosta da altri lavori inerenti alle recensioni o ai libri. Avrei desiderato leggere delle sue esperienze o di quella di altri blogger su ciò che sta dietro al blog, non solo limitare il testo ai consigli sul creare una buona recensione. Credo che tutto ciò che dà il rapporto con i lettori e con gli autori e ciò che ci insegna il contatto con le case editrici sia unico e speciale ed è quello su cui avrei puntato in questo testo. Inoltre non ho trovato molte informazioni sulla piattaforma da scegliere, sulla grafica, su come cominciare questo cammino. Sembra un testo per chiunque voglia cominciare a lavorare parlando di libri, un testo introduttivo che dà qualche piccolo spunto che bisogna necessariamente approfondire con libri specifici, come per la promozione sul web, l'analisi testuale, la critica letteraria, lo studio dei vari social. Mi aspettavo qualcosa che caratterizzasse di più l'esser una book blogger e che invece non ho trovato. Dunque è un libro che consiglio a chi ancora non sa niente del mondo letterario (il capitolo su come è fatto un romanzo è abbastanza basilare e superfluo per chi l'ha già studiato) e vuole che diventi il suo lavoro. Fa capire quanto impegno c'è dietro la critica di un testo e quanto sono importanti sia la cura della lettura che quella della stesura della recensione e non da meno la condivisione sui social. Se invece volete aprire un blog per passione personale credo che questo libro non sia il testo giusto. I blogger possono scrivere ciò che leggono nel modo che preferiscono e per i motivi più disparati, non ci sono regole precise (come giustamente anche Giulia fa presente), tuttavia se vogliamo essere blogger di qualità questo libro può dare utili spunti che però consiglio di approfondire con testi specifici sui vari argomenti trattati.


Voi lo avete letto? Che ne pensate?

23 aprile 2018

Flash-mob cover reveal del nuovo libro di Aislinn

aprile 23, 2018 0 Comments

Negli ultimi anni il poco tempo a disposizione mi ha portato a non mostrare molto spesso le nuove uscite in libreria, concentrandomi più che altro su ciò che leggo, compro o recensisco direttamente.
Stavolta farò un'eccezione e non solo perché mi piace il progetto del flash-mob letterario e sono sempre felice di collaborare con altre blogger, ma anche e soprattutto perché il nuovo libro in questione è di Aislinn una giovane scrittrice di talento e una persona straordinaria che ho avuto il piacere di incontrare due volte rimanendo sempre a bocca aperta per la sua bellezza enigmatica e ammaliante. Ma di cosa potrebbe parlare una donna dall'aspetto di angelo? Di demoni e metallari ovviamente!

Titolo: Né a Dio né al Diavolo
Autore: Aislinn
Editore: Gainsworth
Pagine: 464
Prezzo: 20,00 €
Data di uscita: 10 maggio 2018
Trama: Biveno. "Capitale del nulla". Sessantamila anime dimenticate da Dio ai piedi delle Alpi piemontesi. Da lì un giorno d'estate del 2010 parte una macchina diretta a un colossale festival metal in Germania, con a bordo il terzetto peggio assortito della storia: Ivan, senza lavoro ma con qualche segreto, depresso con l'orlo del baratro a portata di mano; Tom, idraulico per professione e giullare per vocazione, troppo abituato a fingere di essere un idiota; e il tizio silenzioso che tutti chiamano Lucifero, capelli lunghi e occhiali scuri d'ordinanza, vampiro da quasi quattrocento anni. E non serve a nulla che lui parli tranquillamente della sua vera natura, tanto nessuno ci crede, Tom meno di chiunque altro. Dovranno cominciare a balenare gli artigli e a scorrere il sangue perché i due ragazzi si rendano conto che frequentare un mostro non è innocuo come una canzone black metal. Men che meno un mostro che si trascina dietro amanti immortali, vendette secolari e una sete che nulla al mondo può spegnere. Ma le notti sono lunghe a Biveno, e c'è tempo per imparare...

L'autrice: Aislinn è nata a Biella nel 1982, ama scrivere ascoltando rock e metal e ha una passione
inesauribile per la lettura. Nel 2013 ha pubblicato con Fabbri Editori il suo primo romanzo urban fantasy Angelize; nel 2014 è uscita la seconda e ultima parte della storia, Angelize II – Lucifer. Ha partecipato al romanzo storico In territorio nemico di Scrittura Industriale Collettiva (minimum fax, 2013) e a diverse antologie. Vive ad Arona, ma potreste incontrarla spesso anche a Milano; tiene corsi e workshop di scrittura, è traduttrice, editor e consulente editoriale per vari studi, agenzie e case editrici. Gestisce il blog http://aislinndreams.blogspot.it e pagine sui principali social network. Quando non è impegnata con tutte queste cose si aggira per i boschi cercando divinità, canta per la gioia dei vicini di casa e fa da schiava a due gatti.

“Il sangue gli riempiva la gola. Inzuppava la paglia. Lui tremò, tremò più forte. Scivolò su un fianco. Il respiro era più faticoso. Un'ombra gelida sommerse la cella, lo strinse in un'ultima morsa. Era un buio aggressivo, eppure quasi rassicurante. Tutto scorreva via. Anche le parole si perdevano, e se pure avesse avuto ancora voce, le parole che gli rimanevano non le avrebbe rivolte né a Dio, né al diavolo. La promessa che aveva infranto non l'aveva fatta nel loro nome.”

Che ne pensate? Avete mai letto i suoi libri?

18 aprile 2018

Recensione "La magia delle rune" di Jean-Paul Ronecker

aprile 18, 2018 3 Comments
Dopo tante letture accademiche sulle rune, mi sono buttata su un paio di testi più divulgativi a riguardo. Uno di questi è "La magia delle rune" di Ronecker di cui mi avete chiesto in tanti. Ringrazio per l'interesse che mostrate continuamente verso le mie letture e i miei consigli! Ho letto questo libro per rispondere alle vostre domande e spero di riuscire a soddisfare la vostra curiosità.


Titolo: La magia delle rune. Teoria e pratica
Autore: Jean-Paul Ronecker

Editore: L'Età dell'Acquario
Pagine: 172
Prezzo: 19,00 €
Data di uscita: 2°ed. 2017

voto:
Argomento: Le rune, l'antico alfabeto che Odino donò ai popoli del Nord, sono anche e soprattutto uno strumento magico che il runista, o vitki, utilizzava per conoscere il futuro e per indirizzare le forze occulte. Dietro ciascuno di questi segni si cela un significato che intreccia elementi naturali e mitologici: un'onda, l'oceano primigenio, il martello di Thor, la ierogamia tra cielo e terra. Ma le rune esprimono anche i principi a cui il vitki deve attenersi per conquistare il sapere e per poterlo utilizzare - e ciascuna di esse rappresenta una tappa del suo percorso iniziatico. Così, non è possibile servirsene per compiere il male, che inevitabilmente si ritorcerebbe contro chi l'ha evocato; né il vitki otterrà un qualche effetto se non è libero da false credenze, o se non ha fiducia nei propri mezzi e nelle rune. In questo libro Ronecker ci guida attraverso i diversi valori di questi segni remoti e suggestivi, ci mostra il loro potere e ci insegna a combinarli in formule e crittogrammi da incidere o dipingere per condizionare il destino.


Nell'ambito New Age le Edizioni L'Età dell'Acquario pubblica titoli interessanti ed è una delle poche case editrici a occuparsi anche di rune in ambito spirituale. Di loro sulle rune ho già letto "Introduzione alle rune" di D'Apremont e "Runemal" di Carmignani e Bellini di cui potete leggere la recensione QUI. Premetto subito per chi mi conosce, che questo libro non è un testo accademico per cui tenterò di valutarlo per lo scopo per cui è stato creato e per il tipo di pubblico a cui si rivolge.
Il testo, corredato da illustrazioni in bianco e nero, si divide in cinque capitoli. Il primo tratta brevemente l'origine storica delle rune in maniera abbastanza corretta, infatti vengono indicate le ricerche di molti studiosi importanti nel campo come Dumezil, Musset, Eliott, per indagare le varie ipotesi sulla nascita delle rune e il loro possibile utilizzo magico. L'autore collega le rune alla scrittura di Hallristinger dell'epoca neolitica e i vari accenni stimolano il desiderio di approfondire i vari temi come i poemi runici o le varie etimologie.
Il secondo capitolo si concentra sull'origine mitica delle rune e ho apprezzato molto questa distinzione. Tratta brevemente l'origine del mondo, il sacrificio di Odino e la scoperta delle rune senza inserire rielaborazioni personali.
Nel terzo capitolo si parla del potere delle rune. Esse vengono prese in considerazione esclusivamente per un uso magico, dunque viene fornita un'immagine generale per l'impiego delle rune come talismani magici. Si ripercorrono varie credenze sulla loro creazione, sulla funzione magica e il fine della pratica, avvertendo quanto sia importante studiare a lungo e approfonditamente le rune prima di utilizzarle. Le spiegazioni sono corredate da esempi tratti da saghe e iscrizioni.

Nella pratica magica, nulla è più pericoloso di evocare uno spirito che si è incapaci di controllare.

Nel capitolo quattro troviamo le ventiquattro rune dell'elder futhark spiegate una a una nel dettaglio. Ronecker divide le rune in tre oett. Esse sono viste infatti non solo come singole, ma anche come un sentiero di iniziazione diviso in tre fasi di comprensione ed elevazione spirituale. Dopo un'introduzione per ognu oett, per ogni runa vi sono le schede comprensive di nome nelle varie lingue, le grafie runiche e le corrispondenze di piante, colori, divinità, numero, pietra, astrologia, tarocchi e il valore fonetico. Infine una spiegazione con narrazioni mitologiche e rituali annessi, i vari culti e celebrazioni e consigli per l'uso magico.
Nel capitolo cinque, si parla di magia con le rune affidandosi alla teoria della magia del Caos, dunque considerando i simboli come dei canali attraverso i quali il mago dirige l'energia spirituale verso uno scopo. Ho apprezzato il lasciar scegliere al lettore il suo concetto di magia, indicando tre principali filoni di pensiero moderno. L'autore insiste molto sullo studio delle rune, sul meditare ogni runa e vederle nell'insieme perché interdipendenti. Esse sono parte di un sistema coerente e unificato. Inoltre aggiunge che non basta studiare le rune da sole, ma è fondamentale documentarsi sulla storia della cultura di cui fanno parte, i miti, la religione, il pantheon, le leggende ecc... Ma egli non ritiene indispensabile scegliere necessariamente la via nordica per usarle, cosa su cui non sono molto d'accordo.

Dovete impregnarvi del senso sacro delle rune, le quali devono diventare parte di voi stessi, costituire un aspetto del vostro linguaggio. [...] un simbolo diventa un agente magico solo dopo essere stato perfettamente assimilato all'immaginario, alla coscienza. [...] devono diventare come esseri viventi che popolano il vostro universo magico.

Egli suggerisce l'uso di talismani runici che chiama crittogrammi sotto forma di formule per fini ben precisi. Tratta la pratica del Fachwerk con cui venivano composte rune nelle travi delle case.

Le rune rappresentano un aspetto delle forze fondamentali dell'universo e possono essere utilizzate a fini magici.

Dopo un riepilogo con schede da consultazione rapida delle singole rune, parla della pratica dei crittogrammi runici indicando come si compongono le formule runiche mostrando diversi esempi e un rituale di consacrazione. Ronecker non dimentica di parlare di etica magica, ricordando che ogni azione ha una conseguenza da non sottovalutare.
Personalmente trovo che non si debbano usare se non si segue un percorso spirituale nordico e suggerisco sempre di studiare prima su testi accademici e i testi di mitologia.
Dunque ritengo che per chi si avvicina per la prima volta al mondo delle rune per una pratica magica, dopo aver studiato i miti nordici e testi più accademici, possa essere un inizio e uno spunto per capire se è ciò che fa per loro. Ci sono molte idee e molti concetti interessanti, il libro è semplice scorrevole e utile in ambito magico per chi comincia per la prima volta. Insieme a "Introduzione alle rune" di D'Apremont credo che sia uno dei testi base migliori per semplicità che si trovano in italiano riguardo l'uso delle rune in ambito magico, pur con tutti i limiti di un testo molto introduttivo da approfondire che non pretende di essere un testo accademico ma rimane in ambito new age.


Voi lo avete letto? Che ne pensate?

03 aprile 2018

Recensione "Fame" di Knut Hamsun

aprile 03, 2018 7 Comments
"Fame" è stato il primo libro che ho letto di Knut Hamsun nel 2013 e il suo stile di scrittura mi ha subito conquistata, nonostante sia una lettura dal ritmo lento che non sono riuscita a inquadrare subito. È stata una lettura la cui comprensione è maturata solo una volta completata. Finire questo libro mi ha fatto sentire come purificata e mi ha portato a riflettere molto. Più passa il tempo e più mi rendo con di quanto Hamsun sia un autore forte, doloroso e magnifico. Questa recensione, già apparsa anni fa qui sul blog, è stata pubblicata sul primo numero della rivista Psinapsi del Progetto Studentesco Indipendente dell'Università di Firenze di cui vi parlerò a breve. Dunque la ripubblico oggi, su gentile e pacata insistenza del professor Luca Taglianetti, che ringrazio.



Titolo: Fame
Autore: Knut Hamsun
Editore: Adelphi
Pagine: 186
Prezzo: 10,00 €
Data di uscita: 2002

voto
Trama: I solitari deliri e le tortuose riflessioni di un giovane scrittore errante nella vita urbana, accompagnato dalla sua inesorabile antagonista, la fame. Un romanzo che sta sulla soglia della grande letteratura del Novecento. «Un capolavoro di naturalismo visionario, la versione moderna e tragica dell'idillio anarchico-romantico del perdigiorno».


«A quel tempo ero affamato e andavo in giro per Christiania, quella strana città che nessuno lascia senza portarne i segni... »

E questo libro il segno lo lascia a noi lettori, spettatori di un racconto che è quasi interamente un monologo interiore, probabilmente ispirato ad alcune esperienze realmente vissute da Hamsun, autore premio Nobel per la letteratura.
Fame è il romanzo che gli ha dato notorietà, un libro che mostra le inquietudini dell'uomo moderno del novecento, anticipando così i temi ricorrenti del nuovo secolo.
Il protagonista vaga per Christiania (l'attuale Oslo) assediato dalla Fame con cui lotterà durante tutto il racconto, una fame non solo fisica ma anche mentale, una lotta contro la società nella speranza di ritrovare l'affermazione personale e una connessione pura con la natura, la propria verità soggettiva e psicologica.
Fame è scritto in maniera allucinata, quasi onirica, in cui i fantasmi perseguitano il protagonista ed ogni avvenimento viene visto e vissuto attraverso i suoi occhi, la cui fame lo porta vicino alla pazzia. Il dolore fisico quasi scompare quando si immerge nella bellezza della natura divina per cui ha una concezione panteistica.
La natura infatti si fonde con i sentimenti del protagonista, diventando essa stessa non un fatto estraneo alla vicenda, ma una identificazione dell'animo umano.
L'individuo in Hamsun è una persona in costante lotta, lacerato ed angosciato in cerca di un posto nella società, agognando al contempo una fuga da essa perché vissuta come una situazione irreale, estraniante e crudele. Una società che ti accetta per annientarti, inglobarti in meccanismi fasulli annullando l'individualità, i sogni e le speranze.
E sono proprio gli ideali e i sogni del protagonista di Fame che vengono messi alla prova continuamente, distrutti, disprezzati, incompresi.
"I tanti rifiuti, le promesse dette a mezza voce, i tanti «no», le speranze illusorie di cui m'ero per tanto tempo nutrito, i nuovi tentativi, che ogni volta si dimostravano vani, avevano fiaccato il mio coraggio."
Questo porta il protagonista all'isolamento da cui non riesce a uscire, attaccato com'è ad una etica personale e profonda. Non accetta compromessi e finisce per fare pazzie pur di non perdere stima di sé stesso, per non cadere così in basso e diventare vile oltre ad essere miserabile e senza speranza. La scrittura è l'unica cosa che ama, l'unica che lo fa sentire vivo e che lo avvicina alla natura, ma il dover trovare del cibo per sopravvivere rende la scrittura ansiosa, macchinosa e porta ogni suo tentativo al fallimento.
C'è un vero rifiuto del sopravvivere fine a sé stesso e anzi quasi una soddisfazione nel soffrire di stenti, come se ci fosse una purificazione nel suo dolore fisico ed emotivo.
In questa storia non c'è un viaggio, ma un eterno vagabondare errando tra i meandri della psiche con i suoi irrazionali alti e bassi, fugaci pensieri, sentimenti contrastanti e gli effetti terribili della fame e del senso di sconfitta.
I suoi tentativi di guadagnarsi da vivere scrivendo, la sua fame e il suo rapporto con Dio contro il quale si scaglia nei momenti di disperazione per poi ripartire nel tentativo di non farsi vincere da una società che sembra averlo rifiutato in quanto lui stesso non ha accettato di farne davvero parte.
I pochi soldi che guadagna finiscono per essere sperperati nei modi più assurdi e si dispera più di non essere compatito che di mangiare. L'unica soluzione la trova nella fuga, febbricitante e disperato capisce che non può essere accolto dalla sua patria finché non imparerà a trovare il suo posto.
Lo stile scorrevole e lirico rendono questa lettura un momento intimo e profondo, lontano eppure vicino a noi e alla condizione moderna dell'uomo e del suo modo di vivere.
Un libro incentrato sui "mondi segreti che si fanno, fuori dalla vista, nelle pieghe nascoste dell'anima, quei meandri del pensiero e del sentimento, quegli andirivieni estranei e fugaci del cervello e del cuore, gli effetti singolari dei nervi, i morsi del sangue, le preghiere delle nostre midolla, tutta la vita inconscia dell'anima."
Si tratta quasi di una poesia in cui l'amore di Hamsun per la scrittura, per la natura, per l'anima si ergono contro tutto il resto. Nella storia c'è il protagonista e poi c'è il resto. Un resto che esiste attraverso di lui, ma che rimane estraneo.

"E intorno a me covava sempre la stessa oscurità, quella stessa eternità nera e imperscrutabile, contro la quale si inalberavano i miei pensieri incapaci di afferrarla. Con che cosa potevo paragonarla? Feci sforzi disperati per trovare una parola abbastanza grande per definire quel buio, una parola così crudelmente nera da annerire la mia bocca quando l'avessi pronunciata."

Voi lo avete letto? Che ne pensate?


23 marzo 2018

5 film che ho visto prima di leggere i libri da cui sono tratti

marzo 23, 2018 21 Comments

Finalmente torno a scrivere sul Portale, ho delle recensioni pronte da pubblicare e tante novità! Ormai sto ultimando la tesi e la fine si avvicina, ma avendo ripreso a lavorare sono sotto pressione e con davvero poco tempo disponibile. Cercherò di fare del mio meglio... Nel frattempo vi anticipo che sto organizzando un evento interessante per tutti coloro che sono appassionati di mitologia nordica e storia vichinga! Ma ve ne parlerò meglio più avanti... Tornando a noi, oggi vi parlo di 5 film che ho visto prima di leggere i libri da cui sono tratti... Di solito come tutti gli appassionati lettori, tendo a leggere il libro prima di guardare il film ma ogni tanto capita o mi è capitato di sgarrare a questa regola per vari motivi.


❥ Via col vento diretto da Victor Fleming nel 1939 con Vivien Leigh e Clark Gable è tratto dall'omonimo libro di Margaret Mitchell (1936) ed è uno dei miei libri preferiti in assoluto. Il film ha vinto ben 10 premi oscar e io l'ho visto e rivisto non so quante volte da bambina senza capirci molto. Alcune battute le ricordo ancora a memoria, tuttavia il film ormai oggi risulta lento e lungo e rispetto al libro non mostra neanche un decimo di ciò che viene narrato, quindi se avete visto il film ma non avete letto il libro vi consiglio di rimediare perché scoprirete un mondo intero! Adoro le storie in cui si parla anche della tratta degli schiavi o della loro lotta per la libertà e poi c'è Rhett... il mio personaggio preferito in assoluto! Lo amo! Una storia unica che non tratta d'amore. QUI potete trovare la mia recensione.

La storia infinita è un altro film della mia infanzia, diretto da Wolgang Petersen nel 1984, anche questo è tratto dal libro omonimo per ragazzi di Michael Ende (1979). Un film che mi ha segnata e che mi è rimasto nel cuore... ma mi ha anche lasciato dei traumi terribili! Insomma vogliamo parlare della morte di Artax nelle paludi della tristezza? Hanno creato una generazione di ragazzi traumatizzati e fatto arricchire così gli analisti! E insomma, Gmork come si dimentica? Il nulla che divora tutto... un bambino che legge un libro e deve salvare il regno della fantasia... c'è tutto ciò che può far sognare (e traumatizzare) un bambino. E del libro? Devo ammettere che il libro mi ha molto deluso... l'ho letto ormai adulta e mi aspettavo di ritrovare il film, tuttavia il film affronta solo la prima metà del libro e la seconda metà (che se non sbaglio ha dato spunto al secondo film che ho trovato davvero pessimo) non mi è proprio piaciuto. Bella l'idea dei ricordi persi da recuperare e il messaggio che c'è dietro ma mi ha lasciato un senso di angoscia e oppressione che non me ne ha fatto apprezzare la lettura, non so perché... e tra l'altro l'ho trovato lento e un po' noioso se non fastidioso. Mi dispiace perché l'autore mi piace, il suo libro "Momo" è uno di quelli che ho amato di più da bambina. Chissà magari potrei ritentare una seconda lettura un giorno...

❥ Dal libro Piccole donne di Louisa May Alcott (1868) sono stati tratti molte versioni filmiche, io ho visto la versione del 1994 diretta da Gillian Armstrong con un cast di attori famosi come Winona Ryder e Susan Sarandon. La storia mi piaceva tanto perché mi ricordava me e le mie sorelle (anche se noi siamo tre). Ricordo che era l'unico romanzo che avevamo quando ero molto piccola e mia sorella maggiore me lo raccontava mentre io osservavo le illustrazioni, quindi sono molto affezionata a questa storia. Solo molti anni dopo sono riuscita a leggerlo da sola e ho scoperto che il film tratta anche Piccole donne crescono e non si ferma ai racconti di Piccole donne, tuttavia il seguito devo ancora leggerlo, ma è così doloroso per me pensare alla storia che rimando sempre. Potete leggere la mia recensione al libro QUI.

❥ Cruel Intentions, diretto da Roger Kumble nel 1999, è la trasposizione cinematografica rivista in chiave moderna del libro "Le relazioni pericolose" di Choderlos de Laclos. Quando lo vidi la prima volta non avevo idea che fosse tratto da un libro, avevo 11 anni e mi piacque davvero molto, nonostante fosse un film abbastanza forte per una ragazzina della mia età e con tematiche controverse. Il film mi ha fatto piangere e anche se è un film poco valido ne ho comunque un bel ricordo e l'ho sempre rivisto volentieri. Lo scorso anno ho finalmente letto il libro e devo dire che l'ho apprezzato moltissimo! Avevo sentito pareri discordanti sul testo, ma personalmente trovo che sia una lettura da fare, fa riflettere è intrigante e parla di persone intelligenti e perfide! Che possiamo volere di più?

❥ Tuck Everlasting è un film del 2002 diretto da Jay Russel tratto dal romanzo "La fonte magica" di Natalie Babbitt (1975) che non conoscevo. Questo film lo noleggiò mia sorella quando uscì e lo vidi senza aspettarmi molto. Ad oggi posso affermare che è uno dei miei film preferiti! Uno di quelli che mi fa piangere ogni volta che lo vedo... Non so perché sia passato inosservato e quasi tutte le persone che conosco e che l'hanno visto non l'hanno apprezzato o almeno non particolarmente. Ma io trovo che sia bellissimo e lasci un messaggio profondo e importante. Dopo averlo visto ed essermene innamorata ho deciso di leggere il libro che è davvero carino, un libro per ragazzi dolce e magico... Ho scoperto che è stato tratto anche un altro film da questo libro negli anni '80 e cercherò di recuperarlo e vederlo.
E voi che ne pensate? Avete visto questi film o letto i libri?

"Il profumo del mosto e dei ricordi" di Alessia Coppola - Release Party + Extra

marzo 23, 2018 2 Comments

Riemergo dall'oblio per parlarvi di un libro di prossima uscita, si tratta di un romanzo di narrativa contemporanea molto dolce scritto dalla blogger e illustratrice Alessia Coppola. Ho deciso di partecipare a questa release con le altre colleghe blogger e lasciarvi un piccolo extra dell'autrice su questo suo ultimo romanzo.

Alessia racconta...
Il nonno dell’autrice aveva un vigneto, ettari ed ettari di terreno. La madre le raccontava spesso di quando da bambina correva tra i filari. Questo ricordo dell’infanzia appartenente al genitore le si è stampato in mente, ponendo il primo seme del romanzo.

Titolo: Il profumo del mosto e dei ricordi
Autore: Alessia Coppola
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 320
Prezzo: ebook 4,99€; cartaceo 10€
Data di uscita: 29 marzo 2018

Ogni famiglia ha i suoi segreti
I legami familiari non si spezzano mai
Lavinia vive a Firenze, dove studia e lavora come restauratrice. Quando un telegramma le annuncia la morte del nonno, che non ha mai conosciuto, sarà proprio lei a partire per la Puglia per valutare l’eredità ricevuta. Al suo arrivo trova un’antica masseria da ristrutturare, terre e vigneti in stato di abbandono, ma trova anche una grande famiglia pronta ad accoglierla. Abituata alla città, Lavinia si sente quasi a disagio in quell’ambiente rustico, e mal sopporta le premure e l’affetto che tutti le riservano, convinti che lei sia lì per risollevare le sorti della tenuta. E invece Lavinia è pronta a venderla, anche se non ha il coraggio di confessarlo. Quel viaggio in una terra sconosciuta, selvaggia e vigorosa, ha però in serbo delle sorprese. Alessandro, il giovane agronomo che lavorava a fianco del nonno, le farà conoscere ogni angolo della proprietà, la guiderà alla scoperta delle sue radici, narrandole storie che nessuno le ha mai raccontato. Ripercorrere insieme a lui quel passato, avvolto nel mistero e capace di risvegliare tanti ricordi, le farà cambiare idea su molte cose…

Un’eredità inattesa
Un viaggio alla scoperta di legami familiari sconosciuti
Un amore capace di vincere le ombre del passato

BIOGRAFIA
Alessia Coppola
È un’autrice, blogger e illustratrice pugliese. Artista poliedrica, ha all’attivo numerose pubblicazioni che spaziano dalla narrativa per l’infanzia, al fantasy e alla narrativa contemporanea. Il profumo del mosto e dei ricordi è il suo primo romanzo per Newton Compton Editori.




Blog partecipanti:



Voi che ne pensate? Avete già letto qualcosa di suo?

23 febbraio 2018

Recensione: "Cento passi per volare" di Giuseppe Festa

febbraio 23, 2018 2 Comments
La montagna è una grande insegnante di vita e imparare a vivere senza la vista porta a rivedere la propria vita e ad affidarci agli altri sensi permettendoci di assaporare ciò che con la vista spesso dimentichiamo. E questo libro ci mostra quanto l'amicizia sia importante.

Titolo: Cento passi per volare
Autore: Giuseppe Festa
Pagine: 128
Prezzo: € 12,90
Editore: Salani
data di uscita: Narrativa
voto:
Trama: Lucio ha quattordici anni e da piccolo ha perso la vista. Ricorda ancora i colori e le forme delle cose, ma tutto adesso è avvolto dal buio. Ama la montagna, dove va spesso con Bea, la zia che adora, quella della sciarpa di seta, perché lì i suoi sensi acutissimi gli mostrano un mondo sconosciuto agli altri. In montagna tutto è amplificato, e il vento porta profumi, suoni e versi di animali, cui non facciamo quasi più caso. Lucio se ne inebria, li conosce meglio di quanto conosca se stesso, cammina e si arrampica per i sentieri con più sicurezza di molti ragazzi di città. Ed è proprio tra quei monti, sulle Dolomiti, che, durante una passeggiata sul Picco del Diavolo con la sua nuova amica Chiara, la storia di Lucio si intreccia a quella di un aquilotto, Zefiro, rapito da bracconieri senza scrupoli. Tutto sembra perduto, ma la Montagna freme di vita e indizi, e potrebbe rivelare la verità a chi, come Lucio, la sa ascoltare…
Un romanzo da sentire con tutti i sensi, un’opportunità unica di intuire quei messaggi della natura che spesso rimangono segreti, e che accende la consapevolezza di quanto sia ricca la diversa normalità di chi non vede con gli occhi. Un’esperienza da vivere spiegando le ali. Età di lettura: dai 10 anni.
Libro realizzato in collaborazione col C.A.I. - Club Alpino Italiano


Ci sono momenti della vita in cui l'unica cosa di cui avrei bisogno è una vacanza in montagna. Passeggiare tra i boschi, ascoltare il canto degli uccelli, immergere le mani nei fiumi e assaporare l'odore degli alberi, vedere i suoi colori... Tutto questo mi fa rinascere e in qualche modo mi sento sempre rigenerata. Il problema è quando fuggire dalla città per andare in montagna non è possibile. È in questi casi che so di potermi rifuguare tra le pagine di un libro di Giuseppe Festa. In qualche modo riesce sempre a farmi sentire un po' di quella montagna lontana in cui non posso essere al momento. Ed è per questo motivo che aspetto con ansia ogni nuova uscita.
"Cento passi per volare" è il primo libro di una nuova collana editoriale della Salani Editore, "I caprioli", in collaborazione con il Centro Alpino Italiano.
In fondo leggere un libro è quasi come salire una montagna. Pagina dopo pagina, passo dopo passo, si compie un percorso che ti promette avventure, emozioni e conoscenze, e più ti addentri nella storia più ne vieni coinvolto e non vedi l'ora di scoprire cosa c'è in fondo. È così anche quando sali una montagna (...) Man mano che sali la vista si amplia sempre più e sulla vetta abbracci l'intero orizzonte. Ti prende un senso di appagamento, senti che ti sei arricchito di un'esperienza che rimarrà per sempre un tuo patrimonio. È simile alla sensazione di quando alla parola fine chiudi la copertina del libro che hai letto: in quel momento rivolgi il tuo sguardo interiore sulla storia che hai concluso e senti che ti sei arricchito di emozioni e di sapere.
E mai parole furono più azzeccate di questo piccolo libro che in poche pagine tratta importanti tematiche, utili soprattutto ai giovani ragazzi che di montagna conoscono poco. La storia di Lucio, un ragazzo non vedente si intreccia a quella del piccolo Zefiro un cucciolo di aquila sotto mira da due bracconieri senza scrupoli. Entrambi dovranno imparare a volare e la loro crescita sarà di esempio per gli altri. La storia di Lucio è una storia dolce e commuovente. Pur non vedendo il giovane ragazzo di appena quattordici anni non si perde d'animo e con il suo entusiasmo e il suo impegno ci insegna a
non dare niente per scontato ma anzi ad apprezzare ogni momento che viviamo, ogni colore che vediamo, ogni sensazione che proviamo. Giuseppe Festa ci fa assaporare la montagna in un modo tutto nuovo, dandoci la sensazione di essere lì. Ci priva della vista per donarci qualcosa di più profondo, un'esperienza che va oltre questa lettura e ci fa capire quanto è importante il mondo oltre le apparenze. Quella che viene vista come una disabilità, per Lucio diventa un punto di forza e dimostra quanto ogni ostacolo possa diventare il gradino verso la felicità e il successo. Anche la storia di Zefiro mi ha toccato molto, ho sofferto e sperato per lui e adesso so che per affrontare il mondo abbiamo bisogno di affidarci agli amici ma anche avere il coraggio di prendere il volo.
Cento passi per volare è una storia breve, semplice, dolce, ma che racchiude in sé la potenza di un messaggio profondo e un insegnamento che va oltre questa storia. Un libro per i piccoli ma che è piacevole a tutte le età e leggerò sicuramente a mio nipote per spiegargli che vedere non è scontato e che la montagna è un'insegnante dura ma i suoi insegnamenti rimangono per la vita.
Consapevole delle emozioni, ma anche dei rischi; della bellezza, ma anche del rispetto dell'ambiente; dell'opportunità di nuovi incontri e amicizie, ma anche del senso di responsabilità. In questo modo potrai anche compiere un percorso di crescita personale.
Solo conoscendo le montagne potrai viverle con sicurezza e ‘riconquistarle', quasi ripercorrendo le orme dei primi esploratori. Non riceverai solo emozioni, perché la natura alpina è come un grande libro aperto e se saprai leggerlo ti arricchirai di innumerevoli saperi.

E voi che ne pensate? Lo avete letto?