07 febbraio 2018

WWW Wednesday #1 - 2018

febbraio 07, 2018 6 Comments
La scorsa settimana la luna piena mi ha portato tanta confusione ed energie difficili da gestire. In compenso dopo qualche giorno inconcludente, mi sono trovata a recuperare mille cose finendo per essere sommersa da mille nuove idee e progetti. Intanto vi lascio un aggiornamento sulle mie letture attuali, sperando di tornare a leggere con il ritmo di un tempo che orami sembra diventata un'utopia. Per via della tesi sono concentrata più sulla saggistica ma cercherò di parlavi almeno qui di romanzi e letture personali.

Ho appena finito il terzo volume di una saga che ho amato moltissimo: "L'accademia del Bene e del Male. L'ultimo lieto fine" di Somain Chainani. So che questo mese esce il quarto volume e sono davvero curiosa di leggerlo! Per chi fosse interessato ho recensito il primo volume della saga QUI.

"Cento passi per volare" di Giuseppe Festa. Finalmente Giuseppe Festa ha pubblicato un nuovo libro! Chi mi segue sa che sono una sua fan accanita e tornare a leggere le sue storie è sempre un momento magico in cui posso estraniarmi dal mondo. Se non avete ancora letto i suoi libri vi consiglio di farlo! Vi lascio i link delle recensioni: Il Passaggio dell'Orso, L'ombra del gattopardo, La luna è dei lupi.

 Non so ancora cosa leggerò, sono talmente immersa nelle letture di saggistica che il tempo per leggere romanzi scarseggia parecchio... ma credo che leggerò "Beowulf" di Tolkien. Voi avete consigli?

E voi? Cosa state leggendo?

30 gennaio 2018

Recensione "Olga di Carta. Jum fatto di buio" di Elisabetta Gnone

gennaio 30, 2018 6 Comments
Sono reduce da una lieve ma lunga influenza e solo ora tra i miei viaggi e gli impegni, riesco a parlarvi della mia prima lettura del 2018 che mi ha accompagnato durante le vacanze. Ho letto il secondo volume delle avventure di Olga subito dopo il primo e adesso già mi mancano gli abitanti di Balicò! Inoltre adoro i paper cut di Linda Toigo che trovo perfetti per le storie di Olga Papel. Non vedo l'ora che esca una nuova avventura di Olga per conoscere altri segreti e scoprire nuove magiche storie.

Titolo: Olga di Carta. Jum fatto di buio
Autore: Elisabetta Gnone
Editore: Salani
Pagine: 225
Prezzo: 14,90 €
Data di uscita: novembre 2017

Tutti sapevano che Olga amava raccontare bene le sue storie oppure non le raccontava affatto, e quando la giovane Papel attaccava un nuovo racconto la gente si metteva ad ascoltare...
È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere.
Dopo Olga di carta - Il viaggio straordinario, ritorna la vita del villaggio di Balicò con una storia che ne contiene tante, come in un gioco di scatole cinesi, come in una farmacia d’altri tempi piena di cassetti da aprire per tirare fuori la medicina giusta per ciascuno di noi.

L'inverno si porta via le foglie e lascia gli alberi spogli. A volte mi chiedo se abbiano freddo mentre il vento gli accarezza i rami nudi. Ci sono dei momenti in cui mi sento come loro nel silenzio della notte. Quando i ricordi mi assalgono, spesso proprio vicino al Natale, mi torna in mente Jum. Quando sentiamo un enorme vuoto dentro e pensiamo di aver perso qualcosa di importante per sempre, lui è Jum. Quando ci sentiamo persi e non abbiamo ragioni per essere felici, arriva Jum. Se la sofferenza ci priva di vivere la nostra vita ecco che siamo accompagnati da Jum. Si dice che dare un nome a qualcosa gli impedisce di avere potere su di noi. Ed è questo uno dei doni che ho ricevuto dalla lettura di Jum fatto di buio. Quel buio che a volte ci divora dentro ha accompagnato tutti noi qualche volta nella vita, ma non dobbiamo averne paura perché il vuoto può essere riempito e la felicità può nascondersi negli angoli più impensabili se solo decidiamo di non legarci a Jum.
Tornare a Balicò con Olga, Bruco e tutti gli abitanti è stato un po’ come sentirsi di nuovo a casa. Sotto la neve invernale della festosa cittadina, Olga torna con una nuova storia, anzi no! Tante storie e tanti protagonisti tutti diversi eppure tutti accomunati dall’incontro con Jum. La magia della penna di Elisabetta Gnone è quella di farti sentire parte della storia, di partecipare come se fossi lì a vedere tutto ciò che racconta perché ogni storia in fondo parla anche di ognuno di noi. Nelle nostre differenze, nelle vite che abbiamo vissuto, siamo tutti accomunati da felicità e dispiaceri, amicizie e addii, impegni e divertimento. Attraverso questa favola dolce e malinconica ma potente come un fuoco che divampa, possiamo riconoscere il nostro buio, accoglierlo e accettarlo. È vero, il vuoto non svanisce ma può diventare piccolo piccolo fino a non sentirlo e se ci lasciamo aiutare dagli amici tutto può diventare migliore. Le storie di Olga sono magiche, e non perché narrano solo di avventure e fanno riflettere, ma perché curano. In Olga ci sono moltissime tematiche eppure nonostante l’importanza degli argomenti trattati non viene meno il piacere della lettura e la leggerezza delle fiabe. Perché di questo si tratta, fiabe narrate dentro la cornice di una grande fiaba di cui ci sentiamo alla fine parte anche noi.
Come gli abitanti di Balicò anche io amo le storie di Olga, ma quando narra di Jum fatto di buio tutti gli abitanti si spaventano, la voce di un mostro divoratore si sparge per il paese spaventando tutti e lasciando spazio a pregiudizi e superstizioni che creano solo confusione e problemi. Per questo è importante ascoltare, ma ascoltare davvero, prima di dare giudizi o di mettersi in allarme. Il costo è molto alto se lasciamo alla paura il potere di guidare le nostre azioni in cerca di un colpevole esterno pur di non vedere davvero cosa abbiamo nel nostro cuore. Se solo ci fermiamo un attimo ad accogliere quel buio e a riconoscerlo per ciò che è allora ne saremo avvolti per un attimo per scoprire che non è più minaccioso, ma dolce e confortevole perché fa parte di noi e siamo noi a decidere il ruolo che deve avere nella nostra vita. Avere paura di Jum gli da solo potere perché come dice Olga in realtà questa storia fa ridere! Ridere di cuore perché dopo i racconti di Olga rimaniamo pieni di coraggio, fiducia e speranza. Il dolore non va ignorato ma va compreso e accettato. Parlare di tematiche così difficili come la paura, il dolore, l’abbandono e la morte in libri per bambini non è mai un compito semplice. Eppure Elisabetta Gnone lo fa con una capacità straordinaria, la sua penna dipinge con dolcezza tutte le sfaccettature della vita senza nasconderci niente, senza proteggerci ma dandoci gli strumenti per affrontarla con tutti noi stessi. Questo secondo libro di Olga mi ha emozionato ancora di più del primo, è forse meno avventuroso perché la storia non è un viaggio straordinario ai confini del mondo, ma tante favole che portano diritto dentro noi stessi. Eppure dopo questa lettura mi sento arricchita e adesso che lo conosco non temo più Jum, so come sconfiggerlo e penserò sempre a Olga, Valdo e gli altri. In attesa della prossima avventura e della prossima storia.


"Siamo lumini che attendono di splendere, il buio non ci appartiene"
E voi? Avete letto Olga di Carta? Che ne pensate?

24 gennaio 2018

5 classici che mi vergogno di non aver ancora letto

gennaio 24, 2018 21 Comments
Eccomi! Ebbene si, sono tornata dal mio breve esilio oltre oceano... Ho molte novità ma anche tanti impegni quindi ho deciso di inaugurare il nuovo anno sul blog (lo so che siamo quasi a febbraio ma sono sotto tesi) con la mia prima puntata di una rubrica molto carina ideata dal blog Twins Books Lovers. Per sapere di che si tratta seguite il link per la presentazione!


La scorsa settimana il tema era:
5 classici che mi vergogno di non aver ancora letto
Ed ecco qua (in ritardo!) la mia lista.
A me piacciono moltissimo i classici, o meglio, adoro qualunque libro che mi faccia emozionare indipendentemente dal target o dal genere. Non mi vergono di ciò che leggo e nemmeno di ciò che non ho letto, al massimo mi agito perché è troppo tempo che desidero leggerli e per un motivo o per un altro non l'ho ancora fatto... ma speriamo che questo post mi dia magari l'ispirazione giusta!



Anna Karenina di Lev Tolstoj

Ero molto indecisa tra questo e Guerra e Pace, purtroppo mi mancano entrambi ma Anna l'avevo cominciato moltissimi anni fa leggendo voracemente in momenti di attesa a casa di un'amica e per anni non sono più riuscita a comprarlo e leggerlo, quindi spero di rimediare presto.

Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas

Ecco, questo è il libro che più di tutti mi dispiace averlo tra i libri ancora non letti. La cosa buffa è che inizialmente non ero particolarmente attratta da questo libro e poi un giorno mi sono svegliata con un desiderio di leggerlo che non mi ha più abbandonato e la certezza che lo avrei amato. Adesso è nella mia libreria che aspetta il suo momento ma finisce sempre che ho altro di più urgente. 

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

Ho sempre snobbato i libri della Austen per un'immotivata antipatia verso l'autrice. Ora per fortuna questa follia mi è passata e non vedo l'ora di leggere i suoi libri perché penso che mi piaceranno, tuttavia non ho ancora trovato il momento giusto sebbene quest'estate lo avessi cominciato.

1984 di Orwell

Di questo libro ne ho sentito parlare allo sfinimento tanto che mi sembra di averlo già letto, e invece è uno di quelli in attesa che devo assolutamente leggere. Allo stesso modo mi inquieto facilmente per cui devo trovare il momento giusto.

Al faro di Virginia Woolf


Questa autrice mi ispira molto eppure non ho ancora mai letto niente di suo. Ho letto molto su di lei ed è ora che mi avvicini alle sue opere sebbene sia più attratta dal suo saggio "Una stanza tutta per sé" credo sia più giusto cominciare con un romanzo.


E voi? Quali classici vorreste leggere che ancora aspettano il loro turno?

18 dicembre 2017

Anche le streghe prendono l'aereo

dicembre 18, 2017 0 Comments
Pensavate che le streghe volassero solo a cavallo delle scope? Ma immaginate che scomodità viaggiare sotto freddo e pioggia su un manico di scopa per ore! Quindi si, anche le streghe sfruttano la modernità e quando possono ne approfittano e scelgono un comodo aereo invece della scopa. Scherzi a parte, il motivo per cui ultimamente non ho avuto il tempo di pubblicare molto sul blog è che domani prendo un aereo per andare in Messico. Sono cinque anni che non ci vado e non vedo l'ora di tornare a visitare le piramidi e prendermi qualche giorno tranquillo lontano dallo stress dei mille impegni che ho. Ma non preoccupatevi! Continuerò ad aggiornarvi su facebook ma sopratutto su instagram con foto e anche qualche diretta (che sarà ovviamente caotica e insensata), quindi se avete voglia di seguirmi mi trovate lì e sarò felice di fare quattro chiacchiere con voi dall'altra parte dell'Oceano. Torno in Italia qualche giorno dopo befana, quindi non sarà facile per me stare sul blog, ma almeno sui social farò il possibile. Adesso mi metto a ricontrollare la valigia sperando di non dimenticare niente!
A presto!

13 dicembre 2017

WWW Wednesday #2 - 2017

dicembre 13, 2017 2 Comments
In questi giorni l'allergia non mi sta dando tregua, ma non riesco a stare lontana dalla mia gatta nel poco tempo che ho per coccolarla. Inoltre sto andando su e giù con il treno tra varie città a fare moltissime cose prima di... beh ve ne parlerò a tempo debito! Ma tornando a noi, ho finito il corso di Teatro all'Università di Firenze e già i ragazzi mi mancano, ma li rivedrò sicuramente il prossimo anno. Come avete visto non ho avuto molti aggiornamenti da fare, purtroppo ho avuto qualche problema con la tesi, cosa che mi ha portato via quasi tutto il tempo rimasto e dunque il blog è rimasto attivo solo per i post sui vichinghi (tra l'altro vi ringrazio per l'accoglienza positiva su questo argomento, farò sicuramente altri articoli a riguardo). Quindi... dove eravamo rimasti? Oggi mi perdo terribilmente in chiacchiere! Nei miei vari viaggi sono stata in biblioteca perdendomi tra molti bellissimi volumi e alcuni di questi sono riuscita a portarli via, per cui ve li mostrerò in In My Malbox, solo che essendo tanti li suddividerò in più puntate. Cominciamo con l'aggiornamento attuale delle letture:

Sto leggendo moltissimi saggi per la tesi, ma non credo possano essere di vostro interesse per cui ho deciso di mostrarvi un libro che ho trovato molto utile sulla scrittura della tesi ovvero "Come si fa una tesi di laurea" di Umberto Eco. Nonostante gli anni rimane comunque valido e aiuta chi comincia a lavorare alla tesi universitaria ma non sa dove mettere le mani.


"Olga di Carta" di Elisabetta Gnone. Era moltissimo tempo che volevo leggerlo e anche se ho davvero poco tempo ho deciso di cominciarlo in occasione dell'uscita del secondo libro che voglio leggere subito dopo. Ve ne parlerò sicuramente sperando di finirlo in settimana.

Ovviamente "Jim fatto di buio" di Elisabetta Gnone, il secondo di Olga di Carta appena uscito nelle librerie. Vorrei potermici dedicare completamente e non poterlo fare mi dispiace un sacco!


E voi? Cosa state leggendo?

06 dicembre 2017

10 cose che forse non sapete riguardo ai Vichinghi (parte 2)

dicembre 06, 2017 4 Comments
Ieri sera ho provato a fare una diretta sulla pagina facebook del blog (QUI) ma la connessione internet non andava bene e quindi non sono riuscita a fare un video decente e alla fine ho dovuto interrompere. Mi dispiace, spero di rimediare presto. Intanto vi ringrazio per l'interesse verso questo articolo e vi lascio alla seconda parte!
La prima parte dell'articolo potete leggerla QUI

6. I vichinghi non sono celti.

Culture La Tene Hallstatt
L'epoca di massimo splendore dei Celti avviene tra il IV-III secolo a.n.e., mentre l'epoca vichinga come abbiamo detto nella prima parte di questo articolo va dal 793 al 1066. Dunque non solo non sono lo stesso popolo ma non hanno nemmeno avuto reali contatti. È vero che molte tribù celtiche sono sopravvissute a lungo, tuttavia non erano più il popolo di un tempo dato che l'egemonia celtica in Europa ha cominciato il suo declino intorno al I a.n.e.
Oppida celtici

Tuttavia Celti e Germani in passato non avevano una distinzione così netta, oggi vengono considerate due facce di un'unica civiltà. Ovviamente non esiste un popolo unico celtico, ma si tende a unire culture affini sotto uno stesso nome in maniera convenzionale. I Greci chiamavano Celti coloro che vivevano nella metà occidentale dell'ecumene antagonista agli "Sciti". Dunque erano un insieme di tribù, etnie e leghe. La "I cotatti più significativi tra Celti e Germani si ha tra la tarda epoca di Hallstatt (VI-IV a.n.e.) e la metà dell'epoca di La Tène (III-I a.n.e.)" (Marco Battaglia "I Germani")
La divisione tra Celti e Germani è dovuta a Giulio Cesare che nel suo "Commentarii de bello gallico" (58 a.n.e.) usava il Reno come divisore tra le due culture e sancì l'uso del termine "Germani".
Essi condividono delle isoglosse che dimostrano uno sviluppo simile a livello sociale e culturale. Rimane però un primato della cultura materiale celtica rispetto a quella germanica.

Se gli uomini desiderano ascoltare i grandi eventi che ebbero luogo in tempi antichi, devono scoprire ciò che non conoscono e poi mandarlo a memoria. Se poi si desiderano imparare storia più lunghe e inconsuete, è consigliabile trascriverle, prima che la loro memoria si perda. - Saga di Teoderico da Verona

7. Le rune non sono oracoli magici celtici.

Dopo quanto detto sopra, potete capire perché sentir parlare di rune celtiche mi causa sempre qualche scompenso. Siccome ho intenzione di parlavi più dettagliatamente di rune nei prossimi articoli, qui mi limiterò a brevi accenni perché da dire c'è davvero molto e non mi è possibile trattarlo qui.
È vero che dal V secolo fino al IX secolo si protrasse l'uso delle rune nell'Inghilterra anglosassone, ma rappresenta una consapevole alterità rispetto al resto della tradizione runica, anche per un forte influsso della cultura letterata cristiana. In ogni caso si trovano testimonianze runiche anche in Italia ad esempio, ma le rune rimangono un sistema di scrittura epigrafica, una delle prime testimonianze linguistiche germaniche antiche.
I primi ritrovamenti partono dalla metà del I secolo, e il termine runa è un prestito islandese del XVII secolo. La questione sull'uso magico-rituale delle rune è controversa e ancora oggetti di accesi dibattiti tra i filologi. È vero che c'è stata scarsissima conservazione di iscrizioni su materiali deperibili, ma delle attestazioni su pietra (più recenti di almeno due secoli) solo una stretta minoranza invoca direttamente una divinità pre-cristiana. Le rune dunque sono usate moltissimo anche in ambiti profani e questo porta ad affermare che non furono create espressamente come simboli magici o sacrali o come scrittura segreta. Questo non permette di affermare scientificamente che abbiano un qualsivoglia valore magico o sacrale, tuttavia è plausibile supporlo data la mancanza di diverse testimonianze. La mancata avversione cristiana per tale scrittura aumenta i dubbi e fa supporre che l'accostamento delle rune alla sfera soprannaturale sia avvenuta nella fase del suo declino funzionale, ovvero quando è stata soppiantata dall'uso della scrittura latina perdendo quindi il suo uso per comunicare. Prendendo invece per buona l'idea magica, è anche vero che un uso simile può comportare la distruzione del testimone. Quindi la questione rimane aperta, ma ribadisco che l'ipotesi magico-sacrale non può essere affermata scientificamente per mancanza di reperti sufficienti.

So che pendetti dall'albero ventoso, nove notti intere, di lancia ferito e dato a Odinn, io stesso a me stesso, su quell'albero che nessuno sa da quali radici provenga. Con pane non mi ristorarono, né con corno, scrutai giù; raccolsi le rune, gridando le presi, caddi nuovamente di là. (...) Rune troverai e chiari segni, grandissimi segni, fermissimi segni che dipinse il Terribile Vate e fecero i Numi possenti e incise Hroptr tra gli Dei. - Havamal (trad. Antonio Costanzo)

8. Il vegvisir non è un simbolo di epoca vichinga.

Anche su questo simbolo e in generale sui Galdrastafir ci sarebbe molto da dire e forse approfondirò il tema in un articolo a riguardo.
Il Vegvísir negli ultimi anni è diventato molto di moda, il cosiddetto "compasso runico", un talismano trovato esclusivamente in Islanda. La parola deriva dall'islandese e significa "segnavia": Veg da "Vegur" ovvero "strada","sentiero" e "Vísir" sta per "Guida". Esso si trova nel "Manoscritto di Huld" (che potete leggere in originale QUI), uno oscuro grimorio islandese scritto da Geir Vigfússon nel 1860 in cui si legge:
'Beri maður stafi þessa á sér villist maður ekki í hríðum né vondu veðri þó ókunnugur sá.' - Se qualcuno porta con sé questo simbolo, non perderà mai la propria strada nella tempesta o nel cattivo tempo, anche se percorre una strada a lui sconosciuta - Huld Manuscript
In molti trasmettono l'idea che il vegvisir fosse tracciato dai vichinghi islandesi sulle navi, eppure non è mai stato trovato alcun reperto con questo simbolo inciso sopra. Dunque non si può affermare che sia di origine vichinga perché non ci sono attestazioni di alcun tipo precedenti al 1600.
L'idea che rappresenti una bussola è una concezione moderna dato che molti galdrastafir sono in forma di ruota a otto punte.
Il primo tentativo di studio del vegvisir è stato fatto da Ólafur Davíðsson nel 1903 nel suo saggio dal titolo "Isländische Zauberzeichen und Zauberbücher", tuttavia questo come gli altri tentativi di traduzione mancano di precisione e hanno trasmesso errori modificando sostanzialmente il simbolo originale.
Anche Stephen Flowers riporta questo simbolo preso dall'Huld Manuscript in una versione modificata in appendice al suo libro "The Galdrabók - An Icelandic Grimoire" nel 1989 che traduce un antico grimorio del 1600 chiamato appunto Galdrabók in cui però il Vegvisir non è presente. Questa pubblicazione ha ispirato molte persone e artisti trasmettendo così gli errori di Flowers ovunque. Persino la nuova edizione del testo del 2005 che ha corretto alcuni errori del Galdrabók, non ha comunque risolto le inesattezze sul Vegvisir del manoscritto di Huld in appendice.
Persino l'Huld Manuscript è la copia di varie fonti precedenti, i simboli di questo manoscritto compaiono anche in altre raccolte che alcuni ritengono più vicine agli originali grimori da cui hanno attinto. I due più importanti sono il Galdrakver - Lbs 4627 8vo (disponibile online dalla National and University Library of Iceland) e il Galdraskraeda di Jochum "Skuggi" Eggertsson (pubblicato poi nel 1940) in cui il Vegvisir è incluso in un cerchio a differenza dell'Huld Manuscript che lo inscrive in un quadrato.
La versione che si trova su Wikipedia è una grafia semplificata e quindi errata.


9. La serie tv Vikings non è storica e Ragnarr è un personaggio leggendario.

Ero molto in dubbio sul trattare la questione per il semplice fatto che potrei analizzare la serie su vari livelli, dalla storia, il mito, la leggenda, usi e costumi, aspetto fisico, letteratura... insomma troppo per questo articolo. La serie Vikings ha avuto un enorme successo tanto da portare all'attenzione della massa il mondo nordico e avviare quel fenomeno di revival vichingo che possiamo vedere ovunque.
La questione su cui mi soffermo è la storia di Ragnarr Loðbrók, su cui si concentra la serie.
Ci sono diverse fonti scandinave dell'epoca medievale che parlano di questo personaggio tra lo storico e il leggendario. Io personalmente ho letto la Saga di Ragnarr dell'edizione Iperborea (tra l'altro da poco ripubblicata per la gioia di tutti noi!) che contiene la Saga di Ragnarr (Ragnars saga Loðbrókar) e l’Episodio dei figli di Ragnarr (Ragnarssona þáttr), testi islandesi del XIII-XIV secolo tradotti da Marcello Meli. Ovviamente ve la consiglio perché oltre ad essere una bellissima ed appassionante lettura, è molto ben fatta come tutte le edizioni Iperborea che per me sono sinonimo di qualità.
Il personaggio di Ragnarr probabilmente nasce dall'unione di vari capi vichinghi, tra cui Raginarius che attaccò Parigi nell'845 a cui si sono aggiunti nel tempo gesta fantasiose. Non abbiamo certezza della sua esistenza, ma certo è che è esistito Ívarr Senz’ossa arrivato in Inghilterra con la sua armata vichinga nel IX secolo e conosciuto come uno dei figli di Ragnarr.
In queste saghe non si fa menzione della tanto amata guerriera Lathgertha, che invece viene presentata da Saxo Grammaticus nei Gesta Danorum del 1200 come prima sposa di Ragnarr.
La serie mette in scena anche lo storico Rollo (che nella Göngu-Hrólfs saga viene chiamato Hrólfr), fratello di Ragnarr nella serie tv. Egli ricevette da Carlo il Semplice la Normandia convertendosi al cristianesimo.
Molti sono i nomi che compaiono in saghe, miti, leggende o storia, come Aslaug figlia dei leggendari Sigurd e Brunilde, Ella e Alfredo d'Inghilterra, Harald Bellachioma, primo re di Norvegia, Flóki Vilgerðarson, colnizzatore dell'Islanda e Harbarðr (uno dei nomi di Odino).
Ovviamente questa serie tv non è una riproduzione storica del mondo nordico medievale, tuttavia è una serie piacevole se si va al di là del discorso filologico e che ha di positivo incuriosire le persone sul mondo nordico e sui vichinghi. Io personalmente non ho ancora finito di vedere la serie, rimando continuamente, ma prima o poi tenterò di riprenderla.

La vita ho arrischiato per la gloria, donna avvenente: combattei il ‘pesce del suolo’ all’età di quindici anni; avrò, a meno che la malasorte mi tocchi, una morte rapida, il ‘salmone della brughiera’ al cuore avvolto in anelli, non sa avvilupparsi. - Saga di Ragnarr (ed. Iperborea)
 

10. Le due edda non sono state scritte in epoca vichinga.

Quando si parla di mitologia nordica vengono sempre citati i due testi principali sul corpus mitologico degli antichi scandinavi, ovvero la cosiddetta Edda poetica e l'Edda di Snorri Sturluson.
L'Edda o Edda in prosa, è un manuale prosastico di arte poetica per apprendisti scaldi realizzato da Snorri Sturluson tra il 1222 e il 1225. In esso vi troviamo poemi mitologici che sono la base per la composizione scaldica, infatti molte strofe sono incomplete e inserite solo a scopo illustrativo per spiegare i miti a cui le kenningar fanno riferimento. È proprio grazie a questo lavoro se siamo in grado di capire buona parte del materiale mitologico e scaldico che altrimenti risulterebbe incomprensibile. I poemi contenuti risultano più antichi dell'edda poetica, in un periodo di difficile datazione tra l'800 e il 1200, con un culmine nel X secolo. Molto del materiale a cui fa accenno Snorri non è mai pervenuto fino a noi. L'edda poetica invece è una raccolta anonima di 29 carmi eroici e mitologici allitteranti di tradizione orale di origine ed epoca diverse di cui i più antichi potrebbero risalire al X secolo, tuttavia è stata scritta da un unico compilatore che ha raccolto il materiale in maniera organizzata. Probabilmente furono copiati da fonti islandesi e ordinati in un manoscritto risalente al XIII secolo e ricopiati intorno al 1280. Questo manoscritto fu scoperto dal vescovo Brynjólfur Sveinsson, un collezionista, nel 1643. Vedendo che quel nuovo manoscritto conteneva in forma più completa alcuni poemi citati da Snorri, ritenne che fosse il manoscritto più antico consultato proprio da Snorri stesso, motivo per cui gli è stato dato lo stesso nome della sua opera benché trasmettano opere diverse. In realtà l'opera di Snorri risulta più antica e l'edda poetica ha subito influssi successivi all'opera di Snorri. Dunque non è un'opera pre-cristiana ma inevitabilmente anche la composizione dei miti per quanto tramandati di generazione in generazione ha inevitabilmente subito degli influssi cattolici e non ci è giunta pura.


E ancora parlò Ægir: «Da dove ha avuto origine quell'arte che voi chiamate poesia?»
Bragi rispose: «L'inizio di ciò che fu che gli dei ebbero un conflitto con il popolo che si chiama dei Vani. E quanto dissero in un convegno di pace stabilirono la tregua in questo modo: entrambe le parti si recarono a un recipiente e vi sputarono la propria saliva. - Edda di Snorri Sturluson (trad. Gianna Chiesa Isnardi)



Spero che questa seconda parte vi sia piaciuta! 
E voi sapevate queste cose? Avete dubbi o domande sui vichinghi? 
C'è altro che vi piacerebbe sapere?

29 novembre 2017

10 cose che forse non sapete riguardo ai Vichinghi (parte 1)

novembre 29, 2017 11 Comments
Negli ultimi anni il mondo scandinavo (NB la pronuncia più corretta è scandinàvo non scandìnavo) ha affascinato sempre più persone, a causa della nuova moda nata con la serie tv Vikings o i film Marvel su Thor. Da studentessa di lingue e letterature nordiche non posso non notare quanti luoghi comuni sbagliati ci siano ancora oggi riguardo i vichinghi e vorrei fare un po' di chiarezza cominciando dalle 10 cose che ho sentito più spesso e che mi fanno rabbrividire. Una delle mie speranze è di diminuire la divulgazione di informazioni sbagliate e far capire alle persone di chi diffidare usando la giusta informazione come strumento per la difesa.
Ho deciso di dividere l'articolo in due parti perché mi è venuto molto più lungo del previsto.

1. L'elmo cornuto non è mai esistito.

Ebbene si, ancora oggi c'è chi crede all'iconografia nata nel Seicento dei barbari vichinghi che indossavano elmi cornuti in battaglia. Se è pur vero che elmi simili esistevano per cerimonie e feste, non esistono attestazioni riguardo il loro uso in battaglia (che potreva anche essere controproducente).
Questa iconografia fu portata avanti dagli artisti del romanticismo, pur non essendoci alcuna testimonianza storica. Ma fu nell'ottocento che l'idea dei vichinghi si impose alla massa con la pubblicazione della Saga di Frithiof illustrata da Gustaf Malmstrom in cui dipinse il protagonista con un elmo decorato da corna e ali di drago.
Alcuni attribuiscono una parte della responsabilità anche a Richard Wagner con il suo ciclo "L'anello del Nibelungo" in cui le valchirie indossano elmi con corna di vacca.
La società vichinga era sostanzialmente povera per cui solitamente indossavano elmi semplici e solo in pochi potevano permettersi intarsi o altre decorazioni in onore di odino Hjálmberi ovvero “colui che porta l’elmo”. Per questo motivo vi sono stati pochi ritrovamenti di elmi vichinghi, probabilmente molti erano fatti di cuoio o passati di generazione in generazione fino ad essere riciclati una volta divenuti inutilizzabili.
Ci sono tre siti di ritrovamenti archeologici di elmi vichinghi: a Gjermundbu dove vi è l'unico esemplare di elmo completo datato al X secolo, Tjele in Danimarca e Lokrume nel Gotland in Svezia.
Esempi di elmi cornuti si trovano sulle piastre del famoso Elmo di Sutton Hoo dove vi sono raffigurati elmi con teste di draghi/serpenti oppure in un'illustrazione su un arazzo ritrovato nella nave di Oseberg.
Secondo alcuni questa idea deriva dal dio Cernunnos della mitologia celtica, il dio cornuto dunque avrebbe ispirato questa tradizione. Tra i germani le corna vennero trasformate in serpenti e presero ruolo nei rituali religiosi teutonici sino al IX secolo circa.

Il professor Alessandro Barbero riguardo la questione risponde così:
In realtà c’è qualche statuetta molto, ma molto più antica (età del bronzo) e qualche ritrovamento di epoca celtica pre-romana che mostra elmi con una specie di “corna” laterali (ma bisogna fare attenzione perché c’è il rischio di interpretare in questo senso qualcosa che magari era molto diverso). L’idea è piaciuta moltissimo in epoca romantica e si sono attribuiti senz’altro questi elmi sia ai barbari dell’epoca delle invasioni, sia ai vichinghi…

Nella mitologia norrena, agli elmi venivano dati anche poteri magici come l'elmo magico Ægishjálmr del drago Fafnir che si dicesse capace di terrorizzare il cuore del nemico, oppure huliðshjalmr l'elmo della valchiria Brunilde che celava le sue sembianze.

2. I supereroi Marvel non sono gli Dei Scandinavi.

Odino Thor e Loki sono stati usati dalla Marvel per creare un fumetto e successivamente negli ultimi anni sono diventati famosi grazie alla trasposizione cinematografica con i tre film su Thor. Ovviamente tutto ciò ha ben poco a che fare con la mitologia norrena, ma vediamo brevemente alcune differenze nelle rappresentazioni delle tre divinità (ho scelto le tre differenze principali che ho notato per ognuno di loro). Premetto che non ho mai letto il fumetto e ho visto solo i primi due film di cui ricordo poco, per cui potrebbero essermi sfuggite alcune cose.


Odin
- Nella versione Marvel sacrifica il suo occhio a Yggdrasil, in realtà egli dovette cedere il suo occhio per bere alla fonte del gigante Mimir per acquisire la saggezza. Per quanto riguarda Yggdrasil egli rimase appeso all'albero per nove notti, ma questa è un'altra storia di cui non tratterò qui...
- Per la Marvel Loki viene adottato ancora in fasce da Odino, mentre in realtà per la mitologia Loki è suo fratello di sangue.
- A differenza della Marvel non esiste alcuna figlia Aldrif nel culto nordico.

Thor
- Nella mitologia Thor, figlio di Odino e Jord, non viene esiliato sulla Terra e non perde i poteri, non si innamora di nessuna Jane Foster ma al contrario sposa la bionda Sif.
- Invece della bionda e curata chioma fluente, Thor era solitamente rappresentato con folti capelli e barba rossi.
- Nel fumetto Thor sconfigge Loki durante i Ragnarok ed evita la Fine, mentre nella mitologia combratte contro il serpente di Midgardr e lo ucciderà per poi però morire dopo nove passi a causa del veleno del serpente.

Loki
- Secondo il mito, Loki è figlio di Laufey o Nal e del gigante Farbauti, mentre la Marvel ha invertito i nomi dei genitori.
- A differenza del fumetto, Loki e Thor non sono fratellastri ma compagni di avventure prima e nemici poi.
- Nella mitologia Loki morirà per mano di Heimdallr e non a causa di Thor.

3. I vichinghi non sono un popolo.

Non è mai esistito il popolo dei vichinghi, né una vikingland. I vichinghi non sono altro che uomini del Nord, i Northmanni che tra la fine del VIII secolo e la fine del XI avviarono il fenomeno delle spesizioni vichinghe dando il nome ad un'era e terrorizzando molte popolazioni. Il famoso saccheggio a Lindisfarne l'8 giugno del 793 al monastero anglosassone ha dato il via alla storiografia sulle spaventose incursioni vichinghe.
Le incursioni per mare non erano però prerogativa esclusiva degli uomini del nord. La loro spedizione si distingue dalle altre per la natura eterogenea con carattere commerciale, piratesco e di mercenariato a cui seguirono forme politiche di insediamento, per questo viene definita diaspora vichinga.
Il nome vichinghi deriva presumibilmente dai sostantivi aisl. 'viking' (fem.) e 'vikingr' (masc.) che indicano rispettivamente attività (commerciale, piratesca, militare) collegata alla navigazione e uomo imbarcato, commerciante, pirata, guerriero. Ma l'etimologia di tale nome è oggetto di controversie mai sopite. Molti continuano a usare 'vik' baia per spiegare la loro navigazione da una baia all'altra, ma così rimane il problema della parola 'viking' spedizione. Altre ipotesi sono state proposte tra gli studiosi ma non le indagherò qui.

In quest'anno terribili segnali si sono manifestati sulla terra di Northumbria, assai spaventosi per la gente; immensi lampi scossero la volta celeste e trombe d'aria e di fuoco e draghi volanti attraversarono il cielo. A questi segni seguì la carestia e dopo non molto, a sei giorni dalle idi di gennaio, le incursioni devastanti dei pagani causarono un danno irreparabile, per razzie e massacri, alla chiesa del Signore nell'Isola Santa. Dalla Cronaca Anglosassone, anno 793

4. Dreki è il nome corretto delle navi vichinghe.

La parola Dreki (antico norreno) è di origine romanza, ma comunque antica. Si trova anche nella strofa 66 della Vǫluspá dove Níðhöggr è definito appunto "dreki". È stata usata dai poeti del X e XI secolo e indica le navi da guerra che hanno un drago raffigurato sulla prua della nave (come la maggior parte delle navi).
Il plurale di Dreki è Drekar da cui probabilmente deriva la parola Drakkar, usata sopratutto in Francia. Dunque porta tre errori in una sola parola: di numero, morfologia e ortografia.

Ma la nave del re [Óláfr Tryggvason] era dotata di ottanta banchi separati ed aveva l’immagine intagliata di una testa di serpente a poppa e a prua: era chiamata “il Lungo Serpente”. Quando le panche erano occupate per intero ospitavano centosessanta rematori, i quali – nella battaglia di cui sto parlando – si dice fossero tutti muniti di corazze. Nelle venti panche presso la prora si trovavano pure quaranta preti: in battaglia davano il loro contributo più con la preghiera che con le armi. Da "Historia Norwegie"

5. I Ragnarok è plurale.

La parola "Ragnarøkkr" appare soltanto nell'Edda di Snorri Sturluson e nella Lokasenna, possiamo dedurne che ci sia stata una contaminazione tra le parole "røkkr" (masc. sing) e "rǫk" (neut. plur.) da cui deriva il "Ragna røkrs", ovvero il momento che attende Fenrir incatenato, come viene narrato nella Lokasenna, questo anche a causa dell'idea dell'epoca riguardo l'eclissi del paganesimo di fronte alla vera religione cristiana.
Nella strofa 44 della Vǫluspá si trova per la prima volta la parola "Ragna rǫk" e, come spiegato magnificamente da Marcello Meli nell'edizione curata da lui (Carocci editore), rǫk indica “causa”, “origine”, “portento”, “destino”, ma può indicare anche i racconti sugli dei o gli accadimenti che riguardano gli dei come in "tiva rǫk" ad esempio. Da queste informazioni possiamo dedurre che i "Ragna rǫk" designano i vari momenti fondamentali storici, avvenimenti importanti che segnano i cicli cosmici. È pur vero però che "røkkr" significa oscurità, crepuscolo, tenebra e dunque il "Ragnarøkkr" sarà il crepuscolo degli dèi.

Si colpiranno i fratelli e si uccideranno l'un l'altro, saranno dimenticati i legami di parentela. Violenza e perversione riempiranno il mondo. Tempo di asce e di spade, si frantumeranno gli scudi: tempo di vento e di lupi, e il mondo crollerà. Non vi sarà un uomo che vorrà risparmiarne un altro. Vǫluspá (trad. Bifrost)

Spero che questa prima parte vi sia piaciuta! 
E voi sapevate queste cose? Avete dubbi o domande sui vichinghi? 
C'è altro che vi piacerebbe sapere?