30 novembre 2018

"Pelle di Foca" di Melania D'Alessandro - un romanzo sulla libertà e l'amore per il mare

novembre 30, 2018 1 Comments
È con immensa emozione che vi parlo oggi dell'uscita di un romanzo molto importante, di cui ho seguito la nascita, la stesura e la pubblicazione durante il suo svolgimento. Finalmente posso presentarvelo perché è disponibile negli store online.
Si tratta di un romanzo di formazione, un inno alla libertà e all'anima selvaggia dell'essere umano, scritta con l'intento di mostrare la strada che porta alla realizzazione alla scoperta della propria forza interiore. Ha diversi livelli di lettura, per questo motivo può essere apprezzato sia da un pubblico giovane che più maturo.

Titolo: Pelle di Foca
Autore: Melania D'Alessandro
Editore: Streetlib (self-publishing)
Data di pubblicazione: 13/11/2018
Pagine: 400
Prezzo: ebook 3,49€. Cartaceo 16,49€.
Trama: Irlanda, dove il confine tra mito e realtà non è così netto. Là dove l'acqua può diventare la più acerrima dei nemici e al contempo amica fidata, c'è chi racconta storie di selkie e di mondi nascosti. Brennalyn ama ascoltarle, poiché sa che il suo destino è quello di tornare all'oceano che l'ha generata: ha le mani palmate, gli occhi e i capelli scuri come le donne-foca delle leggende. Tuttavia il paese diffida di lei, raccolta da Fergus la notte di Ognissanti quando era anco-ra in fasce. Divisa tra terra e acqua, Brennalyn desidera la libertà che solo il mare può darle. Attraverso il pregiudizio, la superstizione e la solitudine, imparerà a conoscersi, accettando la pelle di foca che l'accompagna dalla nascita.
 

Biografia: Melania D'Alessandro è nata nel 1990. Ama la natura, si interessa di miti, leggende e fiabe iniziatiche ed è appassionata di cultura celtica. Nel suo vocabolario, scrittura e libertà sono sinonimi, per questo le col-tiva da sempre. Pelle di Foca, il suo ultimo romanzo, unisce le sue numerose passioni. Della stessa autrice, pubblicati da Edizioni Leucotea: La città nascosta (2014), Sogni di Carta (2016), L'arte di scrivere (2017).

Questo romanzo è la rivisitazione di una leggenda molto conosciuta nel Nord Europa e nelle popolazioni artiche e subartiche e di cui esistono diverse versioni. Si ispira al genere delle fiabe iniziatiche, storie che fin dagli albori della civiltà parlano al nostro inconscio tramite immagini archetipiche. Sono volte al superamento di prove da parte dell'eroe, al passaggio di stato da una fase all'altra della vita e alla trasformazione personale. In un ambiente suggestivo come l'Irlanda con i suoi miti legati al mare, si parla di diversità, pregiudizio, amore genitoriale, educazione, libertà personale e rinascita.
Inoltre all'interno del romanzo sono presenti i disegni dell'autrice.
Che ne pensate? Lo leggerete?

26 novembre 2018

Teotihuacan - centro di culto della Mesoamerica

novembre 26, 2018 0 Comments
Teotihuacan, città precolombiana nella Valle del Messico, fu la più importante durante il periodo classico tra il 300 e il 400 in America. La sua élite governante costruì un impero che dominò gran parte dell'altopiano centrale messicano ed estese la sua influenza culturale attraverso colonie ed enclavi commerciali nella costa del Golfo del Messico, Oaxaca e l'area Maya. Con la ricchezza generata per la sua attività di interscambio e per via della sua importanza religiosa, i teotihuacani costruirono una delle prime città con strade, aree di culto, unità abitative divise per quartieri di artigiani e diverse etnie o stati sociali. Oltre alla centralità ed importanza della città a livello economico e di scambio commerciale, Teotihuacan si convertì nel centro di culto più importante dell'altopiano centrale e di quasi tutta la Mesoamerica.

foto di Angie Padilla

CENTRO DI CULTO

L'antica società di Teotihuacan era politeista. La religione si basava sugli elementi della natura - climatici e astrali - che avevano una grande importanza per il ciclo agricolo. Sono state trovate divinità che sembrerebbero rappresentare il fuoco, l'acqua, la pioggia, la terra, il sole, la luna e Venere. Altre rappresentazioni derivano dai personaggi mitologici che formano parte delle storie sacre di altri popoli della Mesoamerica e del resto dell'America, come ad esempio il mostro rettile che riposava nel mar caotico che esisteva prima della creazione del mondo.
Molte tra le divinità più importanti degli aztechi e dei loro contemporanei, così come i popoli indigeni attuali, hanno delle rappresentazioni antec
edenti trovate a Teotihuacan.

La città di Teotihuacan e i dintorni furono concepiti come un modello del cosmo e si diceva fosse il luogo dove emersero la prima montagna del mondo e il sole. I templi costruiti sopra le piramidi rappresentavano il livello celeste, la città rappresentava il livello terreno e l'inframondo era abitato dagli antenati, i cui corpi venivano spesso sotterrati nel terreno sotto le case.

CULTO DEGLI ANTENATI

Nelle abitazioni sono stati trovati indizi di culti a livello familiare che hanno permesso di ricostruire parzialmente le attività religiose che venivano praticate all'epoca. Vi erano altari e rappresentazioni di divinità in argilla e pietra. Sotterrati sotto gli altari centrali sono state trovate ossa degli antenati della famiglia o del clan che vivevano nella stessa abitazione. Sappiamo dunque per certo che venivano effettuate cerimonie di culto agli antenati familiari a cui erano dedicati gli altari. A loro veniva offerto cibo in una forma simile a quella attuale che viene svolta durante il Giorno dei Morti.

Nonostante la religione non avesse una concezione simile alla reincarnazione, tra i vari popoli indigeni mesoamericani del passato e presente, si pensava che le anime o l'essenza dei morti andassero a risiedere in diversi luoghi del cosmo riservati agli dei. Così, in diverse rappresentazioni degli dei, essi venivano accompagnati da gruppi di insetti, che nella mitologia degli aztechi o degli huicholes venivano visti come le anime degli antenati che accompagnavano e aiutavano diverse divinità come il sole, la luna o Venere a combattere nelle battaglie cosmiche quotidiane rappresentate ad esempio dal passaggio tra la notte e il giorno.

Associate con i grandiosi complessi architettonici della Piazza del Sole, della Piazza della Luna e la Cittadella, furono trovate una serie di divinità le quali erano adorate in grandi cerimonie pubbliche. È possibile che si realizzassero grandi pellegrinaggi a Teotihuacan. 


SACRIFICI UMANI

Sebbene non siano stati ritrovati a Teotihuacan rappresentazioni grafiche realistiche di sacrifici umani in murales o con oggetti, tuttavia alcune mostrano divinità che portano coltelli curvi di ossidiana con glifi che si pensa possano essere la rappresentazione di cuori grondanti sangue. Sia i coltelli che i glifi, sono stati associati al sacrificio umano.
Inoltre sia gli scavi fatti nella Cittadella che nella Piramide della Luna, hanno dissotterrato una grande quantità di scheletri di persone che con molta probabilità furono sacrificati e sotterrati lì come offerta per la fondazione del tempio, anche se non si può precisare in che modo avvennero le esecuzioni. È certo che siano stati effettuati sacrifici in grande numero come cerimonie di fondazione dei templi più importanti. Ciò che ancora non sappiamo è se venivano effettuati sacrifici e di che portata, durante i cicli rituali periodici.

Liberamente tratto dal fascicolo del Museo Nacional de Antropologia de Mexico.
Traduzione e rielaborazione mia, non prendere senza citare la fonte.

20 novembre 2018

Recensione "Se tu vai via porti il mio cuore con te" di Silvia Gianatti

novembre 20, 2018 0 Comments

La voce del dolore della perdita del proprio bambino all'ottavo mese di gravidanza è la voce di tutte le donne che hanno subito una perdita simile. Silvia Gianatti ci racconta in un diario intimo e straziante la vita dopo la morte del proprio bambino, quando questo bambino non ha avuto l'occasione di venire al mondo.

Titolo: Se tu vai via porti il mio cuore con te
Autore: Silvia Gianatti
Editore: LeggerEditore
Pagine: 175
Prezzo: 16,00 €
Data di uscita: agosto 2018

Manca solo un mese alla nascita del suo primo figlio, quando Valeria sente pronunciare dai medici le parole che nessuna madre vorrebbe mai sentirsi dire: ''Non c'è battito.'' Anche se non ha mai visto la luce, al bambino che per otto mesi è cresciuto nella sua pancia Valeria ha quotidianamente rivolto parole, pensieri, racconti, sogni... Come può accettarne la morte? Per un genitore la perdita di un figlio è una tragica sovversione del ciclo naturale della vita, un'ingiustizia inaccettabile, una sofferenza atroce che congela ogni cosa e da cui sembra impossibile poter riemergere. Lacerata dal dolore e dalla rabbia, Valeria si chiude in sé stessa, finché un giorno non prende in mano carta e penna e inizia a scrivere. E così, pagina dopo pagina, ristabilisce, quasi senza rendersene conto, il legame violentemente interrotto con il suo bambino, e con se stessa. La vita riprende il suo corso, il sole ricomincia lentamente a illuminare le giornate di Valeria, il mondo recupera colore e calore. E anche se è un buco nero in fondo al cuore, avviene che un giorno il dolore fa spazio ad altre felicità. Bisogna solo avere la pazienza di saper aspettare, il coraggio di farsi aiutare, la speranza che a poco a poco si ritrovi un senso a tutto. Un libro toccante e delicato su un tema difficile: la morte perinatale, un fenomeno diffusissimo ma di cui si parla ancora troppo poco. Ma ''Se tu vai via, porti il mio cuore con te'' è anche e soprattutto un libro sulla perdita e sul superamento del dolore, perché alle lacrime e alla rabbia seguono prima o poi la pace e la forza di ricominciare.
Parlare di un tema difficile e doloroso come la morte perinatale non è facile. Si parla poco di questo argomento che costituisce ancora un tabù insormontabile al giorno d'oggi. Le donne che affrontano questo momento terribile della loro vita si trovano sole, immerse nei sensi di colpa, nelle domande, nel dolore senza poterne parlare liberamente. Ogni anno sono moltissime coloro che affrontano la perdita di un figlio in gravidanza e non solo durante il primo trimestre. È ciò che accade a Valeria che perde suo figlio all'ottavo mese di gravidanza distruggendo tutto il suo mondo e spezzando per sempre il suo cuore.

Quando si diventa una mamma?
È quando nasce un bambino?
Tu non sei nato.
Io sono la tua mamma.

Le madri interrotte dei bambini mai nati non possono nemmeno gridare il loro dolore perché il bambino non c'è stato, non ha avuto il tempo di vivere e dunque è una perdita silenziosa e invisibile ma che distrugge l'anima per chi lo vive.
Come si può tornare a vivere e sperare di nuovo? Come è possibile cercare un nuovo bambino senza portare il peso di quell'amore che non si è realizzato? Come sopravvivere a un dolore che ti annienta?
Questa è la storia del dolore di una famiglia, del dolore di una donna che è il dolore di molte donne.

Senza di te la mia corazza si è frantumata.
Il muro è caduto.
I mattoni non esistono più.
Dio mio quanto fa male.
Il cuore non si può riparare.

Non ci sono segreti per tornare a vivere, ma tornare a vivere è possibile.
Valeria prende la sua amata penna e comincia a scrivere, la cosa che ama fare di più. Decide di tirare fuori tutto ciò che ha dentro e affidarlo alle parole scritte. Parla a sé stessa, al suo bambino e alla vita. Ci racconta la sua vita, la storia con suo marito, questo grande amore che ha portato a volere un figlio e di come questa felicità gli è stata strappata via dalle terribili parole "non c'è battito".
La cosa peggiore è trovarsi a non poter piangere il proprio bambino perché la non nascita è quasi motivo di imbarazzo, le persone preferiscono non sapere e non sanno come reagire.
Ci sono poche frasi di circostanza ma nessuna vera comprensione di ciò che una madre interrotta sta passando. Così viviamo insieme a Valeria tutte le fasi del suo dolore, quando ne rifugge, quando piange, quando grida e quando nega. La rabbia e il dolore e il tentativo di distruggere tutto ciò che ha intorno, tutto ciò che era e tutto ciò che ama per rimanere aggrappata al suo futuro negato, a quel bambino che non c'è più.
Una madre è una madre anche quando le cose non vanno come dovrebbero. Dal momento in cui scopre una vita dentro di sé, non importa quanto potranno rimanere insieme.
Tornare a vivere non significa che non si stia soffrendo o che non si è sofferto. Il dolore non ci farà sentire più vicino il bambino perduto, non renderà più legittima la sofferenza. Come ci insegna questo piccolo diario, la felicità può tornare. Il cuore non si riparerà e il dolore non svanirà mai del tutto ma è possibile essere di nuovo felici e donare di nuovo amore.
La storia riesce a coinvolgerci e farci riflettere su una questione importante di cui dovremmo parlare più spesso, ma lo fa in maniera dolce, semplice, quasi musicale. La storia è a tratti un racconto di un amore e della vita, a tratti un diario intimo e doloroso di pensieri, dubbi, paure e vuoto. Seppure breve lascia un segno profondo nei lettori.

Lo sai che rumore fa il vuoto?
Io si.

Ho apprezzato la pagina scritta da Claudia Ravaldi, medico, psichiatra e madre dell'associazione CiaoLapoOnlus che si occupa di aiutare le coppie che affrontano questo difficile momento.
Perché dobbiamo parlarne, dobbiamo aprirci al dolore e condividerlo. Forse il dolore non passerà ma  è possibile imparare a conviverci e ritrovare un significato a tutto. 

Voi lo avete letto? Che ne pensate?

15 novembre 2018

Recensione "Misteriosa. Le storie di Olga di Carta" di Elisabetta Gnone

novembre 15, 2018 0 Comments
Il 29 ottobre è uscita la nuova avventura di Olga di Carta e i suoi amici. Dopo Il viaggio straordinario e Jum fatto di buio, torniamo a Balicò per parlare della paura di diventare grandi. Una doppia breve storia che scalda il cuore e ci ricorda che non è un male rifugiarsi ogni tanto nella fantasia, senza dimenticare di tenere i piedi in terra!

Titolo: Misteriosa. Le storie di Olga di Carta
Autore: Elisabetta Gnone
Editore: Salani
Pagine: 192
Prezzo: 14,90 €
Data di uscita: ottobre 2018

Cosa significa diventare grandi? E come si fa? «Crescere è una faccenda complicata» direbbe il professor Debrìs, e Olga lo sa bene: per rassicurare una giovane amica, che di crescere non vuole sentire parlare, le racconta la storia di una bambina a cui i vestiti stavano sempre troppo grandi, anche se l’etichetta riportava la sua età, o la sua taglia, e che saltava nei disegni per fuggire dalla realtà.
La storia di Misteriosa è la storia di chi fatica a trovare il proprio posto nel mondo, fugge da responsabilità e doveri, incapace di assumersene il carico, e combatte strenuamente per restare fanciullo. È anche, però, la storia di una bambina che non si arrende. Una storia che farà ridere, pensare e spalancare gli occhi per lo stupore; e che rassicurerà Olga, i suoi amici e i lettori di tutte le età su un punto, che è certo: per diventare splendidi adulti occorre restare un po’ bambini.
I libri e la fantasia sono una fuga dalla realtà. Quante volte avete letto frasi simili? E quanto c'è di vero in queste parole? Molto spesso, quando ci troviamo di fronte a una giornata difficile o dobbiamo affrontare della sofferenza, rifugiarci in un altrove immaginario ci è di conforto. È facile ritrovarci a sognare di essere in un'illustrazione che ci ha affascinato o tra le pagine di un libro che amiamo. Questo è quello che fa Misteriosa, la bambina a cui i vestiti vanno sempre grandi e che salta in depliant, libri, riviste, quadri, tutto ciò che le stimola la sua fantasia sparendo dalla vita reale. Il problema è che saltare è proibito nella sua scuola, gli adulti lo considerano sconveniente e pericoloso e dunque Misteriosa deve nasconderlo.
Misteriosa non è l'unica che salta, sono in molti a farlo in segreto e molti che hanno smesso di farlo.
Cosa succede quando all'improvviso una bambina sparisce e si rifiuta di affrontare il mondo reale? È davvero pericoloso saltare?
Questa è la storia che Olga racconta a una nuova amica arrivata in vacanza a Balicò che conosce poco del mondo e si rifugia nel suo essere bambina. Insieme agli amici di sempre vanno nel bosco ritrovandosi ad affrontare un'avventura pericolosa e imprevista che gli insegnerà che la vita è meravigliosa anche nei momenti difficili. Olga e i suoi amici scopriranno che ciò che fa paura è quello che non si conosce e il coraggio ci può aprire nuovi splendidi panorami.


Nella nuova avventura delle storie di Olga, ci troviamo a seguire due storie collegate dalla paura di crescere e di prendersi le proprie responsabilità. Come sempre Elisabetta Gnone sa raccontare temi profondi in una maniera dolce e delicata, senza mostrarcela dall'alto del suo essere adulta ma accompagnando il lettore camminando uno accanto all'altro.
L'autrice sembra quasi capire cosa si cela nel cuore dei bambini eppure li tratta come suoi pari. Perché come dice lei "per diventare adulti bisogna rimanere un po' bambini". In questo modo possiamo imparare ad affrontare la vita con i suoi alti e bassi. Crescere significa diventare come degli alberi, mantenendo i piedi per terra ma alzando sempre le braccia al cielo. Scopriamo così che saltare non è un male, ma bisogna farlo con consapevolezza. Fuggire dalla realtà non è una soluzione e non ci darà niente se non impariamo a capire il confine tra realtà e fantasia, se non diventiamo grandi. Crescere è un'esperienza difficile e meravigliosa da affrontare senza paura ma con meraviglia. La fantasia è una solida compagna e la realtà spesso è più immensa e fantasiosa della fantasia stessa.
L'autrice ci regala un nuovo piccolo capolavoro che fa riflettere e sorridere, senza mai dimenticare la bellezza e l'importanza della natura e delle piccole cose quotidiane.
Ogni momento è da vivere pienamente, ogni nuova scoperta aggiunge un tassello in più alla vita che si riempie di colori, suoni, odori... E io non vedo l'ora di scoprire cos'altro vivranno Olga e i suoi amici nelle prossime avventure.

Voi lo avete letto? Che ne pensate?

12 novembre 2018

Recensione "I figli del bosco" di Giuseppe Festa

novembre 12, 2018 0 Comments

Giuseppe Festa torna in libreria con il racconto della vera storia di due cuccioli di lupo salvati dai volontari e del tentativo da parte loro di rimetterli in libertà. Un libro emozionante che ho amato e che conferma la capacità dell'autore di parlare della natura con tutto l'amore e il rispetto che meritano arrivando a toccare il cuore dei lettori.

Titolo: I figli del bosco
Autore: Giuseppe Festa
Editore: Garzanti
Pagine: 2017; ill.
Prezzo: 16,00 € 
Data di uscita: ottobre 2018
Contenuto: I lupi sono animali affascinanti e misteriosi, selvaggi e fieri. Vittime troppo spesso di pregiudizi antichi, incutono timore e meritano rispetto. Ulisse e Achille sono due cuccioli in difficoltà, trovati in natura appena nati da un coraggioso gruppo di persone che salva loro la vita. Ma quando i lupi crescono fin da piccoli con l'uomo, l'imprinting li può condannare a una vita in cattività: se non apprendono il linguaggio del branco non possono più essere liberati. Qui sta l'unicità di questo ardito progetto mai tentato prima in Italia: restituire al bosco i suoi figli, ridando loro la libertà. Giuseppe Festa trasforma questa favola realmente accaduta in un racconto lungo le vette aspre e innevate degli Appennini: giorno dopo giorno, quasi in presa diretta, viviamo quindici mesi tra sentieri immersi nelle foreste, ricerche sul campo, notti insonni in attesa di buone notizie. E mentre attendiamo il lieto fine, grazie al viaggio di ritorno di un lupo verso la natura, ci ritroviamo a desiderare un nostro personale, istintivo, necessario percorso verso la libertà.

Questa è una storia vera. La storia di Ares, Lara, Achille, Ulisse e Wolfy, cinque lupi destinati a entrare nel cuore dei lettori, le cui vicende hanno il sapore di cambiamento e speranza. È il racconto di vite che si intrecciano e di persone che fanno del loro lavoro una missione per l'ambiente e gli animali che lo abitano. Giuseppe Festa ci rende partecipi con questo libro di una vicenda importante che potrebbe porre le basi per il futuro dei lupi nel territorio nazionale.
Ares e Lara sono due ibridi di lupo che vengono accolti nel Centro Monte Adone dove si occupano del recupero e della cura degli animali selvatici. La vita di questi due lupi è destinata alla cattività per via della loro natura ibrida che mette in pericolo la salvaguardia del lupo. Questa sfortunata situazione si rivelerà provvidenziale per il progetto ambizioso di Elisa Berti: reintrodurre in natura, per la prima volta in Italia, due lupi cresciuti in cattività.
A differenza di Wolfy, un lupetto di cinque mesi che potrà ricongiungersi con il suo branco una volta curato, Ulisse e Achille sono due cuccioli di lupo trovati abbandonati a distanza di poco tempo l'uno dall'altro. I tentativi fatti per farli ritrovare subito dalla madre sono falliti ed è stato necessario portarli al Centro per crescerli in cattività. Questa scelta è molto difficile da prendere perché i lupi che crescono in cattività non imparano le dinamiche del branco necessarie per sopravvivere nel loro ambiente naturale e dunque non possono essere rimessi in libertà. Inoltre prendere confidenza con gli esseri umani costituisce un pericolo per loro stessi. È necessario che mantengano la diffidenza con gli esseri umani o potrebbero avvicinarsi a centri abitati. A peggiorare la situazione c'è il fatto che Ulisse, di appena pochi giorni, ha avuto l'imprinting con Elisa Berti, responsabile del centro.
L'unica soluzione è far crescere i cuccioli insieme agli ibridi Ares e Lara, in modo da ricreare l'ambiente di un branco e tenerli lontano dagli uomini limitando al massimo i contatti umani. La sfida è rischiosa e con poche probabilità, ma i volontari faranno tutto il possibile per donare la libertà a Ulisse e Achille.
Ripercorrere la storia dei lupi e della lotta dei volontari per riuscire a dargli la vita che meritano è stata un'esperienza incredibilmente intensa. Mi domando come possano aver vissuto loro queste vicende dal vivo se io, da semplice lettrice, mi sono sentita così coinvolta ed emozionata in ogni pagina.
Le loro storie sono uniche, particolari, interessanti. Conoscerle mi ha fatto scoprire la realtà che si cela dietro l'impegno di tante persone per salvaguardare le specie a rischio e gli ambienti naturali e di come la stupidità e l'avidità umana danneggino un ecosistema in equilibrio.
Tanti, troppi sono i pregiudizi intorno ai lupi e questo libro permette di far luce sulla realtà dei fatti e della natura del lupo che è una salvezza per l'ecosistema. Noi possiamo solo imparare dal loro comportamento e impegnarci per salvaguardarli e impedire che false notizie vengano sparse in giro per il web. Il lupo è una risorsa e ci ricorda le nostre radici, il mondo da cui proveniamo e la nostra vera natura. Come Ulisse e Achille dobbiamo riappropriarci della nostra natura.
Questo libro è un grido di speranza per un futuro migliore per questi meravigliosi animali e forse per la nostra stessa vita.
Ogni volta che passeggerò tra i boschi, ripenserò ad Achille e Ulisse e alla loro avventura, alla loro tenacia nel vivere, alla forza e determinazione di Elisa. Tutti loro mi hanno insegnato qualcosa, non solo sui lupi, ma sulla vita stessa, sul non arrendersi e sul saper accettare che non tutte le battaglie devono essere combattute.
Questo libro è stata un'emozione incredibile dall'inizio alla fine. Non solo si tratta di una storia vera, intensa, profonda, che fa riflettere, ma è anche un racconto piacevole come un romanzo da leggere tutto d'un fiato. Giuseppe conferma la sua abilità nel narrare. Lo fa in maniera limpida, come cullati da una dolce musica. Adesso desidero solo il meglio per i lupi protagonisti di questa storia e per quelli che verranno. Spero di continuare ad avere loro notizie e di riuscire a contribuire aiutando tutti i volontari delle associazioni di protezione dell'ambiente e degli animali selvatici perché il loro lavoro è duro, difficile, emotivamente forte ma fondamentale e non posso che ringraziarli per ciò che fanno ogni giorno. È grazie a loro se i lupi stanno tornando e se possiamo godere di un mondo in cui la bellezza della natura ha ancora dei luoghi di selvaggia bellezza. 
I figli del bosco è un libro che terrò nel cuore.
Bellissime sono anche le fotografie che accompagnano il racconto, documentando in immagini la storia dei lupi del centro.





Voi lo avete letto? Che ne pensate?

24 ottobre 2018

WWW Wednesday - letture in corso #2 (2018)

ottobre 24, 2018 4 Comments

Ciao lettori! Anche da voi continua a far caldo come d'estate? A me manca l'autunno e qui sembra non arrivare, si passa dal caldo al freddo... ma parliamo delle mie letture, ultimamente sono sommersa di impegni, non ho un attimo libero quindi leggo poco e lentamente eppure non sono stata inattiva e anzi, sono indietro sulla tabella di marcia per narrarvi tutto! Ecco qua in breve:




Ho appena finito di leggere "L'ombra del vento" di Zafon. Era un libro che volevo leggere da moltissimi anni ma per un motivo o per un altro rimandavo. Finalmente l'ho letto e devo dire che, se all'inizio lo stile tipico dei romanzi spagnoli molto lento mi sembrava non farmi approdare a niente, dopo metà libro non sono più riuscita a staccarmi dalle pagine! Credo che sia uno di quei libri che se letti al momento giusto donano tantissimo. Per me è stata una pugnalata nello stomaco, troppe emozioni dolore che tira fuori... ma ne è valsa la pena.
Voi lo avete letto? Che ne pensate?


Con enorme gioia sto leggendo l'ultimo libro di Giuseppe Festa e lo sto adorando come tutti gli altri! Stavolta non si tratta di un romanzo ma di una storia vera e ogni pagina per me è una grande emozione. Il libro non è per ragazzi ma è adatto a tutte le età, una storia un po' diversa da quelle a cui siamo abituati, ma sempre con tematiche importanti e non vedo l'ora di parlarvene perché la storia di questi lupi protagonisti del libro è davvero importante.
Avete letto i libri di Festa? Che ne pensate?



Dopo il libro di Festa leggerò l'ultimo libro di Olga di Carta "Misteriosa" e non vedo l'ora di parlavene! Come sapete ho amato i primi due libri e sono una fan di Elisabetta Gnone, sin dal famoso fumetto W.I.T.C.H. Avrete sicuramente visto l'anteprima dello spacchettamento online su instagram della mi copia. Tra l'altro oltre ad amare i segnalibri trovo che sia bellissima anche la mia edizione staffetta, perché personalmente la nuova copertina mi piace meno rispetto alle precedenti... ma sono gusti.
E voi conoscete Olga? L'avete letta?



E voi? Cosa state leggendo?

22 ottobre 2018

Blogtour: Recensione "Miti del nord" di Neil Gaiman

ottobre 22, 2018 2 Comments

Poco tempo fa vi ho parlato dei libri da cui partire per cominciare a leggere i miti nordici (potete leggere l'articolo QUI). Oggi, grazie all'uscita di questo libro, molte più persone possono avvicinarsi all'affascinante mondo degli dei scandinavi. Aspettavo da molto questa uscita e sono felice che la Mondadori lo abbia portato in Italia mantenendo anche la copertina originale.

Titolo: Miti del Nord
Autore: Neil Gaiman
Pagine: 225
Editore: Mondadori
Anno: 2018
Voto:
Odino il supremo, saggio, audace e astuto; Thor, suo figlio, incredibilmente forte ma non certo il più intelligente fra gli dèi; e Loki, figlio di un gigante, fratello di sangue di Odino, insuperabile e scaltrissimo manipolatore. Sono alcuni dei protagonisti che animano il nuovo libro di Neil Gaiman: noto per essersi ispirato spesso ai miti dell'antichità nel creare universi e personaggi fantastici, questa volta Gaiman ci offre una riscrittura dei grandi miti del Nord. Lungo un arco narrativo che inizia con la genesi dei nove leggendari mondi, ripercorriamo le avventure e le gesta di dèi, nani e giganti. Tra i racconti più avventurosi ci sono quello di Thor, che, per riprendersi il martello che gli è stato rubato, è costretto a travestirsi da donna, un'impresa non da poco considerando la sua barba e il suo sconfinato appetito; o quello di Kvasir - il più saggio fra gli dèi - il cui sangue viene trasformato in un idromele che colma di poesia chi lo assaggia. Il finale del libro invece è dedicato a Ragnarok, il giorno del giudizio, il crepuscolo degli dèi, ma anche la nascita di un nuovo tempo e nuovi popoli. "Miti del Nord" è una carrellata del pantheon scandinavo e della bizzarra natura degli dèi: ferocemente competitivi, capricciosi, predisposti all'inganno e a farsi governare dalle passioni. Un universo antico, ricco e affascinante.

Il mio amore per la mitologia nordica ormai è risaputo, dunque non potevo farmi sfuggire questo libro! Scritto da uno degli autori contemporanei di fantasy più amati del momento, Miti del Nord è una raccolta di miti tratti dal corpus mitologico narrati nelle due Edda (per maggiori informazioni leggete il mio articolo sui miti nordici QUI) selezionati e rielaborati dall'autore.
Il libro si apre con un'introduzione in cui l'autore spiega il motivo della stesura del libro e la sua passione per la mitologia nordica in particolare. Dopo una breve presentazione di alcune divinità, si passa alle avventure mitologiche vere e proprie. I racconti che ha scelto sono tra i più conosciuti e apprezzati, dunque per chi già conosce queste storie non troverà niente di nuovo come contenuti, tuttavia ritengo che il libro meriti di essere letto per lo stile accattivante, ironico e coinvolgente dell'autore che riesce a presentare i miti e i protagonisti in maniera semplice.
Per chi invece non ha mai letto niente, questo testo può essere un primo passo per avvicinarsi al mondo scandinavo, che tuttavia invito ad approfondire con i testi originali o manuali più completi e corposi.
Ritengo che Gaiman abbia fatto centro con questo lavoro, è vero che esistono già in commercio diversi libri sull'argomento, ma questo volume rende il tutto molto moderno e fruibile a tutti. Inoltre ho avuto la sensazione che Gaiman conoscesse davvero bene il mondo scandinavo, non è un lavoro superficiale, non ha inventato storie dal niente, ma si è attenuto ai testi medievali e inoltre il suo amore per questi miti traspare da ogni singola parola. Sembra quasi che abbia conosciuto i protagonisti e l'impressione è di leggere la trasposizione di una narrazione orale.
In passato i miti venivano narrati oralmente e ogni narratore muoveva le fila del racconto limandolo in base al pubblico, Gaiman si è comportato quasi da moderno scaldo. I suoi racconti sono storie adatte ad essere lette la sera davanti al fuoco o, come suggerisce Gaiman stesso, interiorizzate per essere narrate a modo nostro.
Si nota in particolare il suo amore per Loki a cui dedica la maggior parte delle storie e ho adorato il modo in cui lo presenta. Loki che è sempre la causa di ogni disgrazia ma anche colui che risolve situazioni impossibili grazie alla sua scaltrezza. Questa divinità è ambigua e spesso male interpretata per questo penso che Gaiman abbia colto l'essenza di un essere affascinante e pericoloso, per niente semplice da comprendere.

"Quando succedeva qualcosa di male, Thor faceva una serie di cose. Prima di tutto si chiedeva se quello che era successo fosse colpa di Loki."

Dall'inizio della creazione dei nove mondi a Ragnarok, a cui è indissolubilmente legato, si narra la composizione dell'Universo, la saggezza di Odino, il Mjollnir e altri oggetti magici, i figli di Loki tra cui Fenrir che avrà un ruolo importante nella fine di tutto, l'idromele della poesia e molto altro fino al racconto di Ragnarok, l'inevitabile fine prima della rinascita in cui tutto ricomincia.
Questo libro è un percorso da leggere dall'inizio alla fine perché chiude un ciclo per aprirne un altro tutto da scrivere. Una delle cose che amo di più della mitologia nordica è questo senso di fine imminente, il mondo nasce consapevole della propria fine futura eppure tutto prosegue e ognuno fa la sua parte impegnandosi in ogni ambito. Questo senso di malinconia e di perdita è accompagnato dalla promessa della rinascita perché tutto è un ciclo, niente muore ma tutto ritorna in altre forme e in altri luoghi. Ho trovato questa lettura piacevole, coinvolgente e alla fine anche emozionante perché è impossibile non vedere qualcosa che va oltre al racconto. I miti sono insegnamenti oltre che intrattenimento e tra una risata e l'altra (alcuni racconti sono davvero divertenti) c'è sempre qualcosa su cui riflettere. Mi è sembrato di ritrovare vecchi amici ed è stato piacevole rileggere miti che conosco bene dagli occhi di un abile oratore moderno come Gaiman.
Per finire il testo è corredato da un piccolo glossario finale, utile per chi conosce poco i termini o i vari nomi che compaiono nei racconti.
Dunque lo consiglio, ma se vi piace vi prego di leggere anche i testi antichi e poi approfondire perché c'è tanto di più da scoprire e sapere e dopo sarà il vostro turno di narrarli una volta interorizzati e fatti vostri. Per chi già li conosce, questo libro non aggiunge niente, ma è comunque una lettura piacevole che io ho apprezzato.
Inoltre punto di merito alla Mondadori che ha mantenuto la cover originale di Sam Weber che amo particolarmente.

MIMIR

Tra i vari racconti volevo parlare brevemente di Mimir. Egli viene indicato in alcune fonti come divinità Aesir, in altre come gigante. In ogni caso era molto saggio e apprezzo molto la storia in cui Odino cede il suo occhio alla fonte Mimisbrunnr a cui Mimir fa da guardiano, per berne un sorso e acquisire così saggezza. La parola "Mimir" probabilmente significa "colui che rimembra", "il sapiente" ed è correlato con il latino "memor".
Ci sono delle teorie per quanto riguarda l'origine del mito di Mimir, inoltre le due rappresentazioni mitologiche che lo riguardano potrebbero riferirsi a due creature diverse poi divenuta la stessa nel XIII secolo. 
Notizie su Mimir si trovano:
Nell'Edda poetica: nella Voluspa, la Profezia della Veggente [28, 46, 48]; nella Sigrdrifumal, il Dialogo di Sigdrifa [14].
Nell'Edda di Snorri Sturluson: Nella Gylfaginning, l'inganno di Gylfi [14, 15, 50, 51]; Nel discorso sull'arte poetica [10-11]; Nel trattato di metrica [3].
Nell'Ynglinga saga [4, 7]
In Voluspa 46 si trovano menzionati anche dei figli di Mimir.
Per conoscere meglio la storia di Mimir, della sua fonte e dell'Occhio di Odino vi invito a leggere il libro di Gaiman e le fonti indicate.
Personalmente trovo che l'idea di sacrificare un occhio in cambio della saggezza sia rappresentativo della mentalità e della cultura scandinava e fa riflettere molto. Non esiste risultato che non si raggiunga con impegno e fatica, non esiste saggezza che si ottenga senza sofferenza e sacrificio.

Voi che ne pensate? Quanto è importante la conoscenza? Quanto è necessario il sacrificio?


MUSICA NORDICA

Forse non tutti sanno che sono anche amante di musica scandinava o di ispirazione nordica. Per cui in onore dell'uscita di questo libro che porta i miti antichi in una forma più moderna e fruibile al pubblico, ho deciso di nominarvi brevemente alcuni tra i gruppi che ascolto di più e che magari possono interessarvi.
Ma prima di passare ai gruppi moderni voglio farvi ascoltare la canzone scandinava più antica di cui siamo a conoscenza: "Drømte Mig en Drøm" (Ho sognato un sogno). Si tratta di una ballata danese tradizionale datata intorno agli inizi del XIV secolo. Essa è stata ritrovata nell'ultima pagina del "Codex Runicus" un libro di legge ed è scritta interamente in rune e in lingua danese, entrambe cose molto rare. Questo ritrovamento è il più antico frammento di ballata scandinava, l'unico dotato anche di accompagnamento musicale. Purtroppo abbiamo solo le prime righe. Nel 1945 Povl Hamburger ed Erik Bertelsen hanno proseguito il lavoro e la loro versione è diventata popolare ed è quella che vi farò sentire.
La canzone narra di una giovane donna che sogna seta e pellicce fini mentre danza tenendosi per mano con il suo amante nei campi. Come ogni notte però il sogno finisce quando arriva il mattino.



Per maggiori informazioni sulla canzone potete leggere qui.

Inizialmente volevo parlarvi di ogni gruppo, ma il post diventerebbe troppo lungo per cui vi lascio semplicemente la lista (in ordine alfabetico) con i link relativi per andare direttamente sui siti e leggere di cosa si tratta.  


Ce ne sarebbero moltissimi di cui parlare, ma non posso nominarli tutti, non solo scandinavi ma anche di ispirazione al mondo scandinavo come Sowulo, Hagalaz Runedance, Nytt Land, Gjallarhorn, Duivelspack e molti altri...

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Voi lo avete letto? Che ne pensate?