14 gennaio 2019

# cultura nordica # recensioni

"Fiabe faroesi" - tra miti pagani e leggende nordiche


La lettura perfetta per questo natale per me è stata "Fiabe faroesi", l'ultimo della collezione delle fiabe nordiche pubblicate da Iperborea e tradotto da Luca Taglianetti. Da amante delle fiabe non potevo farmelo sfuggire e sono felice di averlo nella mia collezione. Leggetelo d'inverno davanti al camino ad alta voce, immaginate i luoghi sconfinati del Nord e il freddo tra i fiordi... e avrete una serata magica!

Titolo: Fiabe faroesi
Traduzione: Luca Taglianetti
Editore: Iperborea
Pagine: 160
Prezzo: 16,00 €
Data di uscita: novembre 2018
Dalle isole verdi del Nord Atlantico, sospese tra paesaggi primigeni e tradizioni immemori, un'antologia che raccoglie le più antiche fiabe tramandate a queste latitudini e pubblicate per la prima volta in Italia. Storie di orchesse che catturano i bambini e di troll a sette teste che rapiscono principesse, di giovani orfani come Senza-Papà e Figlia di Tizio o incompresi come Ceneraccio e Fanfarone che superano ogni prova di astuzia, coraggio e generosità, meritando l'aiuto di animali fatati che ribaltano le loro sorti. Storie di sirene incantatrici, giganti del mare, regni degli abissi e isole abitate da leoni, ispirate dall'oceano che con i suoi imprevisti e misteri circonda il piccolo arcipelago delle Faroe. Raccontate per secoli attorno al focolare nelle lunghe sere d'inverno, di solito da anziane narratrici nubili e prive di contatti con il mondo esterno, queste fiabe brillano spesso di un'originalità autoctona. Riprendendo motivi universalmente diffusi, li rimaneggiano e li intrecciano tra loro in avventure funamboliche, che mescolano humour, poesia e sangue, in cui si affacciano antiche saghe, miti pagani e leggende sui demoni, i folletti e le altre creature invisibili di cui è ricco l'immaginario faroese. Trascritte nell'Ottocento, quando i letterati romantici di tutta Europa ricercarono nel patrimonio orale le radici nazionali di ciascun paese, le fiabe faroesi hanno contribuito all'autodeterminazione di un popolo a lungo «provincia» del Regno di Danimarca, che attraverso la fantasia e un gusto contagioso per il narrare ha lottato per la propria identità culturale e indipendenza linguistica.
Natale è un periodo perfetto per leggere le fiabe o narrarle davanti al camino vicino alla famiglia riunita. Le fiabe, come bagaglio delle tradizioni popolari e specchio quindi dell'immaginario nazionale, rappresentano un passato lontano con un forte richiamo agli archetipi ancestrali del nostro inconscio. Questo porta la letteratura fiabesca ad essere eternamente nuova e familiare. I secoli passano ma il fascino rimane altissimo tanto da emozionare e lasciare insegnamenti ad ogni nuova generazione grazie a quei "C'era una volta..." che narriamo ai nostri figli e nipoti.

Le fiabe di cui vi parlo oggi vengono dalle lontane e a molti sconosciute Isole Faroe, patria della cantante Eivør Pálsdóttir di cui vi ho parlato in un articolo tempo fa. I luoghi del nord hanno un fascino unico, con i loro silenzi, i loro fiordi, e quella natura sorprendente che ancora mantiene qualcosa di selvaggio. L'isolamento di questa isola in particolare rende le loro tradizioni ancora più legate al territorio, in buona parte incontaminato da influenze esterne europee.
Leggere le fiabe faroesi pubblicate per la prima volta in Italia da Iperborea e sapientemente tradotte da Luca Taglianetti ci avvicina a questo mondo freddo e vivo. Una grande opportunità di aggiungere al nostro bagaglio culturale e alla nostra collezione letteraria e folklorica, anche queste fiabe da aggiungere alla collana (dopo le fiabe svedesi, danesi, islandesi e lapponi).

Anche sulle Isole Faroe la raccolta delle fiabe è nata soprattutto per ricostruire uno spirito nazionale indipendente dalla Danimarca a cui è stata a lungo sottomessa politicamente. Durante l'Ottocento con l'influsso del romanticismo, le antiche leggende venivano raccolte dalla sapienza popolare per essere studiate e usate anche a livello politico oltre che sociale e di conservazione della memoria nazionale.
Questa selezione di fiabe si basa sulla prima raccolta di leggende e fiabe faroesi di Jakob Jakobsen (1898-1901), un lavoro importantissimo anche per lo studio della lingua.
Come spiega Taglianetti nella postfazione, il patrimonio leggendario delle Isole Faroe era influenzato dal materiale danese e norvegese, non è infatti raro trovare riferimenti a personaggi già conosciuti del panorama fiabesco degli altri paesi nordici come Ceneraccio ed espressioni e modi di dire che abbiamo già avuto modo di incontrare nelle altre raccolte della serie. Tuttavia, come nota il traduttore, le fiabe faroesi hanno una scrittura più semplice e la componente magica è nettamente minore, allo stesso tempo si è mantenuta più forte l'influenza mitologica:
Tra le fiabe di cui sono protagonisti i giganti, si possono discernere, però, alcuni tratti molto più antichi, che rimandano direttamente alle saghe e all'epica medievale islandese.
come si può notare dal racconto in cui uno dei protagonisti sembrerebbe essere proprio il dio Loki e un altro racconto che riprende l'episodio classico di una saga famosa che riguarda il rapimento per matrimonio da parte di un gigante. In questa raccolta possiamo trovare Troll e Giganti, principesse rapite, animali parlanti, oggetti magici, re e streghe... senza dimenticare le famose tre prove da superare.
Ci sono diverse fiabe che mi hanno colpito alcune per la loro ironia che mi ha fatto sorridere, altre per il genio dei protagonisti, altri ancora per l'oscurità e la crudezza. Attraverso queste storie possiamo imparare che spesso la persona più insospettabile può mostrarsi la più astuta e ottenere i maggiori risultati. Che le malelingue fanno sempre una brutta fine e che l'aiuto degli altri è sempre prezioso. Se davvero si vuole qualcosa la perseveranza e la fede di riuscire possono portare fino alla fine del mondo. Più di tutto ho amato le storie con gli aiutanti animali e l'alone di mistero di alcune figure non meglio identificate che cambiano il destino degli uomini. Ad esempio una fiaba particolare è "La regina bella e intelligente" di cui lascio il suo inizio:
Un re voleva sposare una donna che fosse sia bella che intelligente, ma non trovava nessuna che lo soddisfacesse.
Tra le mie preferite vi sono quelle dell'asino grigio.
Ciò che traspare da queste narrazioni è l'importanza che il piccolo popolo rappresenta per i personaggi. Sono creature che possono decidere del destino degli uomini e dunque è importante saper trattare con loro per ingraziarsi la loro benevolenza.
Trovo che queste fiabe siano il modo giusto per passare una serata in famiglia leggendole o narrandole ad alta voce. Taglianetti ha fatto un ottimo lavoro di traduzione rendendo questi racconti perfetti per essere letti ad alta voce e permettendo al lettore di vivere attraverso questi testi l'esperienza delle kvøldsetur ovvero delle sedute serali che venivano fatte in inverno nei tempi antichi dove si narravano leggende e si lasciavano insegnamenti e tutti rimanevano a bocca aperta in trepida attesa di conoscere il finale delle storie.
Giovani e donne rimanevano in ascolto e, come riportato da Jacobsen nella sua introduzione, all'acme della storia, gli uncinetti si fermavano, le carte venivano lanciate più lentamente e i più piccoli chiedevano: «E poi cos'è successo?»
Questi racconti si sono tramandati oralmente per secoli e trovo che sia un dono meraviglioso poterle leggere e assaporare la magia di queste storie antiche che risultano letture divertenti, spaventose, emozionanti, curiose.
Bellissime sono anche le immagini di Lorenzo Fossati che corredano perfettamente questi racconti.
Ho amato questo libro e consiglio di non farselo sfuggire se amate le fiabe e il folklore.

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Luca Taglianetti è filologo e traduttore di letteratura nordica (norvegese, svedese, feringia). Dal 2012 è membro onorario dell'Asbjørnsenselskapet per cui svolge attività di ricerca nell'ambito delle tradizioni popolari scandinave. Ha curato la traduzione integrale delle Norske huldreeventyr og folkesagn di P. Chr. Asbjørnsen (Racconti e leggende popolari norvegesi, Controluce, 2012), delle Norske folkesagn di Andreas Faye (Leggende popolari norvegesi, Aracne, 2014), la ballata di Åsmund Frægdegjæva (Carocci, 2015), Svartedauen. La morte nera (Vocifuoriscena 2014) e Troll di Theodor Kittelsen (Vocifuoriscena 2016). È direttore della serie scandinava della collana "Lapis" per Vocifuoriscena e curatore del sito Bifrost per la sezione Scandinava.



Føroyar e l'amore per la tradizione orale
di Giorgio Lucarelli


Le fiabe contenute in questa antologia si inseriscono nel più ampio contesto della tradizione orale delle Føroyar, che comprende, insieme a queste, un gran numero di altre tipologie di narrazione, la cui massima realizzazione (o per lo meno la cui realizzazione più nota) si ha nelle kvæði, le ballate faroesi, ovvero in quelle lunghissime canzoni (alcune superano le 90 strofe) da intonare, accompagnate da una danza ad anello, in varie occasioni: dalle già citate kvøldsetur alle cerimonie e festività nazionali. 
Queste ballate possono essere considerate concettualmente come le eredi della tradizione delle saghe e delle rímur islandesi, condividendo con esse temi e personaggi (oltre che una certa impostazione metrica, nel caso delle rímur), ma, come le fiabe tradotte da Luca Taglianetti sono debitrici della lunga tradizione fiabesca scandinàva continentale, le kvæði in quanto ballate traggono origine dalle danze della corte danese. 
Ma allora, ci si potrebbe chiedere, se l'origine tematica di queste ballate risiede in testi scritti prodotti nella relativamente vicina Islanda tra i secc. X-XVI, per quale motivo sulle Føroyar esse si sono consolidate nella sola forma orale, tanto da rendere necessario (come per le fiabe) un lavoro di collezione ad opera di studiosi nel periodo del Romanticismo? Il percorso linguistico delle isole è lungo e complicato e, fortunatamente, ben riassunto dallo stesso Taglianetti nella sua post-fazione alle fiabe con dovizia di nomi e date, per cui non è mia intenzione ripetere come la lingua e la grafia faroesi siano state normalizzate da Hammershaimb. Ciò che mi preme, anche alla luce dei miei studi e della mia recente amicizia con alcuni abitanti di quelle sperdute ma meravigliose isole, è evidenziare come nel corso dei secoli i faroesi siano stati in grado di trasformare quello che rischiava di essere un vero e proprio olocausto culturale e linguistico in un elemento distintivo e in un punto di forza della loro cultura, capace di distinguere le Føroyar da ogni altro paese scandinàvo. 

La lunga occupazione culturale imposta dalla Danimarca ha fatto sì che, a fronte di una tradizione scritta pressoché inesistente, la tradizione orale faroese si consolidasse a tal punto da diventare parte del DNA di ciascuno degli abitanti delle isole. Lungi dall'essere fedeli allo stereotipo dei nordici glaciali (dentro e fuori) i faroesi sono infatti un popolo accogliente e con uno spiccato amore per il racconto e per la musica, che non mancano di dimostrare in ogni occasione. Quest'estate ho partecipato a un corso di lingua faroese organizzato da Gianfranco Contri (massimo esperto di lingua e cultura faroese in Italia e autore del dizionario Faroese-Italiano) e tenuto dal professor Jógvan Í Lon Jacobsen a Riolunato, in provincia di Modena. Durante quella settimana ho avuto modo di conoscere un nutrito gruppo di faroesi venuti a imparare delle basi di italiano, tra cui il console Magni Arge, capo del partito indipendentista delle isole. Proprio parlando con lui ho compreso quanto l'arte musicale e quella narrativa facciano intrinsecamente parte del sangue faroese; il binomio Føroyar-tradizione orale è profondo e vero quanto lo è quello (sicuramente anche stereotipico) Italia-cucina. 

Ci sono stati momenti molto emozionanti da questo punto di vista, ma i più belli in assoluto sono sicuramente stati due: quando, durante una visita al teatro di Modena, una signora della delegazione faroese ha cominciato a intonare una canzone bellissima, che pian piano ha coinvolto tutti i suoi compatrioti, e quando, una sera, nel corso di un piccolo concerto organizzato nella piazza di Riolunato, i faroesi hanno cantato il loro inno (Tú alfagra land mítt, "Tu, mia bellissima terra"), il più dolce e partecipato che abbia mai avuto il piacere di sentire. In conclusione, il mio consiglio è quello di acquistare e leggere le "Fiabe Faroesi", così da avere un primo approccio con la cultura di questi luoghi, e se anche a voi capiterà di innamorarvi come è capitato a me nel passato luglio, allora questo libro avrà raggiunto il più nobile degli scopi: diffondere e far apprezzare la tradizione di una minoranza linguistica tra le più affascinanti d'Europa.

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Giorgio Lucarelli è iscritto al corso di laurea triennale in Lingue e Letterature Straniere e attualmente sta scrivendo una tesi in Filologia Germanica sulle ballate popolari faroesi (kvæði). Appassionato di lingue germaniche medievali, è curatore della sezione di Poesia Antico-Inglese per la biblioteca online del sito Bifröst, occupandosi della traduzione e del commento di testi della tradizione poetica anglosassone.
Voi lo avete letto? Che ne pensate?

4 commenti:

  1. Ciao :)
    Ho letto tutte le Fiabe di questa "collana" di Iperborea, ma mi mancano le lapponi e queste faroesi. Spero di leggerle al più presto, anche perché dopo aver letto Isola (anche questo edito Iperborea) è una lettura d'obbligo!

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  2. Ciao :) Ero tentata di leggerle, ma dopo questa recensione mi sono convinta che devo avere il libro nella mia libreria xD

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  3. Me lo devo segnare, mi piacciono i libri sulle fiabe.

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  4. Ciao mi segno il libro. Adoro le fiabe.

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