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22 febbraio 2014

Once Upon a Witch - leggenda "Le costole del diavolo"

febbraio 22, 2014 4 Comments

Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il terzo mercoledì del mese e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

Carissimi Viandanti, oggi vi racconto un'altra leggenda messicana...

Le costole del diavolo

Sembra che il diavolo fece un patto con una persona del paese di Tepotzotlan, che per salvare la sua anima, gli regalò la pietra più grande del posto. Comunque, il demonio doveva spostarla fino alla sua casa prima che facesse giorno e cantassero i galli.
Il diavolo, sicuro di farcela, arrivò dove giaceva la pietra, la afferrò e cercò di alzarla dal suolo di lava vulcanica. Vari furono i tentativi ma non riuscì neanche a muoverla. Arrabbiato perché i suoi sforzi erano vani, si trascinò, spinse, tirò ma niente e lasciò segnate le sue costole. Finalmente il gallo cantò e non avendo portato a termine il suo compito, abbandonò il lavoro.
Narra la leggenda che il diavolo si infuriò tanto che maledisse il luogo, per questo avvennero tanti avvenimenti che oscurarono la vita degli abitanti.
Si dice che la caduta di una grande campana, mentre terminavano la costruzione della chiesa nella piazza principale, fu opera del diavolo. Il colpo fu così forte che sprofondò vari metri nel suolo e ad ogni tentativo per tirarla fuori, sprofondava sempre di più.

26 giugno 2013

Once Upon a Witch - i racconti dei benandanti "Il figlioccio della Morte"

giugno 26, 2013 1 Comments


Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

Bentrovati Viandanti, qualcuno di voi conosce i Benandanti? Non essendo del Friuli io li ho scoperti grazie a Paolo Paron. In una delle Hobbiton ho avuto il piacere di ascoltare i suoi racconti tramandati nelle campagne proprio da queste persone e da lui accuratamente raccolte nel libro "La casa dei sette gatti". Una di queste mi colpì molto e la ricordo bene. Mi dispiace non ricordare le altre.
Quella che vi racconto oggi è "Il figlioccio della Morte" e a mio parere fa riflettere molto sull'uso e le finalità delle fiabe nel passato rispetto ad oggi. Queste storie venivano raccontate ai bambini per dargli grandi insegnamenti e aiutarli a crescere. Sono storie che rischiano di perdersi nell'oblio e che invece credo sia importante ricordare e trasmettere alle future generazioni. Ma basta perdermi in chiacchiere... vi lascio alla storia così come la ricordo...

C'erano una volta una coppia di contadini che avevano così tanti figli che quando nacque l'ultimogenito non sapevano più a chi chiedere per fargli da padrino. Così, non sapendo come risolvere la questione, decisero di mettersi in strada pronti e chiedere al primo passante se accettava l'onore di diventare il padrino del loro ultimo figlio. E così fecero, ma in strada non passava nessuno. Aspettarono pazienti, minuto dopo minuto, fino a che da lontano scorsero una persona avvicinarsi. L'uomo era molto elegante, tutto vestito di nero e quando gli fu chiesto se volesse diventare il padrino accettò di buon grado, rivelando però di essere la Morte in persona. I genitori rimasero terrorizzati ma ormai non potevano più tirarsi indietro.
 Così il bambino cominciò a crescere forte e sano, sempre accompagnato dal suo padrino che gli permise di studiare e diventare un medico grazie al suo denaro e al suo incoraggiamento. Il giorno della laurea la Morte gli si avvicinò e gli disse che gli avrebbe fatto un regalo.
«Caro figlioccio, in questo giorno voglio farti un dono speciale. Tu diventerai il miglior medico del paese, tutti ti conosceranno e loderanno la tua lungimiranza e la capacità di salvare tutte le vite che provi a salvare, ma ad una condizione. Non dovrai intralciare il mio lavoro. Quando mi vedrai ai piedi del letto del malato significa che quell'anima è mia e tu non potrai fare niente per salvarla. La lascerai a me. Se invece mi trovi alla testa del letto del malato sarà nelle tue mani e potrai curarlo. Ricorda però che se mai dovessi rispettare il patto prenderò la tua vita.»
 Le cose andarono come stabilito e in breve tempo il ragazzo divenne il medico più famoso di tutta la regione, grazie alle sue splendide capacità di capire subito se una persona poteva salvarsi e salvare tutte le vite che riteneva salvabili. Il ragazzo seguiva sempre le indicazioni della Morte e si occupava del malato solo se lo trovava alla testa del letto. Tutto proseguì al meglio finché un giorno il Re si ammalò e convocarono il medico di urgenza sul suo letto di morte. Quando il medico entrò nella stanza vide la Morte ai piedi del Re e capì che era spacciato. Ma il giovane mago, avido di denaro e fama e preoccupato per le conseguenze del fallimento della salvezza del proprio Re, decise di imbrogliare la Morte. Prese il letto e lo girò al contrario in modo che la Morte si ritrovasse alla testa del letto e lui potesse salvarlo senza disubbidire al patto. Così fece e il Re si salvò. Ma quando uscì trionfante, la Morte si avvicinò...
 «Mi hai disubbidito. Quell'anima spettava a me e ora ho un'anima in meno da recuperare.»
 «Non ti ho disubbidito, tu eri alla testata del letto quindi ho rispettato il patto» rispose spaventato il medico. 
«Non avresti dovuto tentare di imbrogliarmi, ma visto che sei stato molto furbo ti darò un'ultima possibilità di salvarti la vita.»
 Detto questo, la Morte porta il medico in un luogo completamente buio pieno di candele di tutti i tipi, alcune lunghe alcune corte. 
«Queste che vedi sono le anime di tutte le persone del mondo. Ogni candela rappresenta una vita. Se la candela si spegne, la persona muore e io mi prendo la sua anima» la Morte indica una piccola candela con una fiammella debole che sembra sul punto di spegnersi «Vedi questa? È la tua candela e rappresenta la tua anima. Come vedi sta per morire e tu farai la stessa fine. Se riuscirai a non far spegnere la candela, ti salverai.»
 Dicendo questo però il medico si spaventò così tanto che nel tentativo di prendere velocemente la candela nelle sue mani e mantenerla viva, smosse l'aria e la spense. La sua anima fu presa dalla Morte.

 
 

17 aprile 2013

Once Upon a Witch - Leggenda fatata dei due gobbi

aprile 17, 2013 1 Comments

Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

Bentornati Viandanti nella mia casa stregata! Avete attraversato la Foresta Incantata per giungere fino a qui, quindi ho pensato di invitarvi a prendere una tazza di thé e riposarvi mentre vi racconto questa famosa e bella leggenda sul mondo delle Fate.
La leggenda di cui vi parlo è irlandese, ma è stata tramandata anche in Italia ed ambientata a Peretola nei pressi di Firenze per questa nuova versione leggermente diversa. Io tenterò di fare una sola versione unendo le due e vediamo che viene fuori...

"C'era una volta un gobbo sventurato, assediato dalle malelingue del paese. Il povero disgraziato era però un ottimo artigiano e un uomo di buoncuore. Una sera, mentre tornava a casa, sentì un canto meraviglioso e avvicinandosi si ritrovò per caso ad assistere ad una danza fatata. Le fate continuavano a cantare la solita filastrocca senza trovarne la fine adatta e così il gobbo, desideroso di sentire una nuova melodia, si inserì in una pausa e intonò un possibile finale della filastrocca cantando. Le Fate ascoltarono estasiate la bellissima voce del gobbo e presero a seguirlo mentre lui proseguiva con la sua canzone. Felici di aver avuto un aiuto per proseguire la canzone, le Fate gli fecero il dono di togliergli la gobba. Quando il gobbo si risvegliò nel prato la mattina dopo, scoprì di sentirsi leggero e di indossare un bellissimo abito elfico. Il suo aspetto non era mai stato così bello ed elegante. La voce della sua miracolosa guarigione si sparse per il paese e un suo amico, gobbo pure lui, una volta scoperto l'accaduto, decise di tentare, certo che avrebbe ottenuto il doppio dei doni. L'altro gobbo era però un uomo opportunista e stizzoso e quando si trovò di fronte alle Fate si inserì forzatamente nel canto stonando e ignorando la filastrocca del Piccolo Popolo. Creò così molto scompiglio rovinando la festa e le Fate, indispettite, lo punirono aggiungendo l'altra gobba alla sua. Appesantito dalle due gobbe, l'uomo non sopravvisse a lungo."


06 marzo 2013

Once Upon a Witch - Leggenda messicana: Il fantasma indifeso

marzo 06, 2013 1 Comments

Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

 Il fantasma indifeso

Lidia era una bambina che viveva nel campo, con sua mamma; aveva dieci anni e non andava a scuola a causa dell'estrema povertà in cui viveva. Tra i suoi lavori vi erano il raccogliere mais, vendere alcuni frutti nel villaggio e il più difficile, prendersi cura dei suoi fratellini.
Sua madre, sebbene anche lei lavorasse, le piaceva divertirsi nei bar, per questo quotidianamente portava uomini alla sua umile dimora. Un giorno però, un uomo poco raccomandabile, arrivò per rimanere. Si mise comodo e pretese di essere servito come l'uomo di casa. A Lidia non rimase che ubbidire perché non voleva essere picchiata come la madre.
Era passato un mese e l'uomo non aveva dato segno di voler andarsene. Lidia pensò che questa volta la madre avrebbe deciso di rimanere con lui.
Questa situazione non era di gradimento alla figlia maggiore, perché gli adulti si ubriacavano quotidianamente e i bambini sembravano avere sempre più fame, per cui a Lidia non rimase che fare l'elemosina.
Una notte la bambina ottene denaro sufficiente per portare ai piccoli un po' di cibo. Felice attraversò i cespugli per arrivare alla sua casa, mentre all'interno sua madre e il suo padrigno si divertivano a bere tequila. Egli, notando l'arrivo di Lidia, si diresse al patio dove la bambina aveva riunito i suoi fratellini per dargli da mangiare.
Infuriato per questa azione, l'uomo confiscò il pane e il pollo, colpì i piccoli davanti allo sguardo indifferente della madre, il che portò Lidia ad avventarsi contro di lui per evitare che continuasse a picchiare i fratellini. Il patrigno non misurò la sua forza e sotto l'effetto dell'alcol, prese Lidia per i capelli e sbatté la sua testa contro una pietra. Lidia morì all'istante.
Passati alcuni mesi, l'uomo e la madre continuavano la loro relazione, però il rimorso non li lasciava vivere in pace. Decisero di trasferirsi nella capitale, dove nessuno li conosceva, dato che i piccoli dicevano costantemente che vedevano e parlavano con Lidia.
Spaventati perché lo spirito della bambina gli appariva per coprirli di vergogna, fuggirono prima di quanto avevano pianificato; di modo che Lidia non ebbe tempo per far pagare all'uomo il crimine che aveva commesso.
A causa dei dubbi della madre, la sua casa fu venduta. Alcuni forestieri si presero cura dei campi di mais, demolirono la umile casa e costruirono una casa più grande, sebbene mancassero i servizi di base.
Narra la leggenda che l'anima di Lidia continua a penare in quel luogo, perché la sua giovane età non le permise di capire che qualcuno le avesse tolto la vita; è per quello che appare per chiedere l'elemosina o un poco di acqua per i suoi fratellini. Lidia vaga come un fantasma indifeso che non ha potuto riposare in pace perché non si è ancora resa conto che è già morta.

26 dicembre 2012

Once Upon a Witch - Il fantasma del metro Pino Suarez

dicembre 26, 2012 0 Comments
Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

Oggi vi narro la leggenda del fantasma del metro Pino Suarez (leggenda messicana).

 "Tra i corridoi che costruirono per il passaggio del treno elettrico, apparirono cento cadaveri di uomini e donne sacrificati durante l'epoca coloniale. Dicono che anche oggi, di giorno, si sentono rumori di spade e furiose battaglie tra le sue pareti sotterranee.
Si dice - non ufficialmente - che in quel luogo, murarono o imprigionarono due personaggi dell'epoca coloniale al fine di evitare uno scontro mortale tra di loro.
Uno era il conte di Santiago, che abitava nel palazzo nazionale. L'altro era Pedro de Leyva, figlio del viceré della nuova Spagna nel 1664. Secondo la storia che si narra, durante la presa del potere del viceré, De Leyva offese pesantemente i creoli, razza di cui faceva parte il conte Santiago. L'offesa fu la scusa per la sfida a un duello mortale.
Quindi, il vescovo Diego Osorio Escobar, si incaricò di sollecitare le autorità per incarcerare entrambi in modo da evitare che si uccidessero. Tuttavia, entrambi morirono in prigione, senza consumare la tanto agognata battaglia, che secondo alcuni. continua ancora oggi di giorno dall'al di là tra i freddi corridoi del metro Pino Suarez.

Un'altra storia riguardo agli strani fenomeni che accadono nel metro Pedro Suarez, dice che un gruppo di Monaci, tra preghiere e orazioni, attraversano i solitari corridoi del metro, quando tutta la gente se ne è già andata. Alcuni addetti alle pulizie della stazione, assicurano di averli visti e affermano che ogni volta che appaiono è per preannunciare una tragedia. Si dice che, al tempo della Colonia, nel luogo dove si trova ora la stazione Pino Suarez, c'era un tunnel cbe serviva ai monaci di un convento per passare clandestinamente. Con cosa? E per quale motivo? Non lo sappiamo, però a quanto pare i monaci continuano ancora la loro litania dall'al di là."