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22 febbraio 2014

Once Upon a Witch - leggenda "Le costole del diavolo"

febbraio 22, 2014 4 Comments

Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il terzo mercoledì del mese e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

Carissimi Viandanti, oggi vi racconto un'altra leggenda messicana...

Le costole del diavolo

Sembra che il diavolo fece un patto con una persona del paese di Tepotzotlan, che per salvare la sua anima, gli regalò la pietra più grande del posto. Comunque, il demonio doveva spostarla fino alla sua casa prima che facesse giorno e cantassero i galli.
Il diavolo, sicuro di farcela, arrivò dove giaceva la pietra, la afferrò e cercò di alzarla dal suolo di lava vulcanica. Vari furono i tentativi ma non riuscì neanche a muoverla. Arrabbiato perché i suoi sforzi erano vani, si trascinò, spinse, tirò ma niente e lasciò segnate le sue costole. Finalmente il gallo cantò e non avendo portato a termine il suo compito, abbandonò il lavoro.
Narra la leggenda che il diavolo si infuriò tanto che maledisse il luogo, per questo avvennero tanti avvenimenti che oscurarono la vita degli abitanti.
Si dice che la caduta di una grande campana, mentre terminavano la costruzione della chiesa nella piazza principale, fu opera del diavolo. Il colpo fu così forte che sprofondò vari metri nel suolo e ad ogni tentativo per tirarla fuori, sprofondava sempre di più.

26 giugno 2013

Once Upon a Witch - i racconti dei benandanti "Il figlioccio della Morte"

giugno 26, 2013 1 Comments


Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

Bentrovati Viandanti, qualcuno di voi conosce i Benandanti? Non essendo del Friuli io li ho scoperti grazie a Paolo Paron. In una delle Hobbiton ho avuto il piacere di ascoltare i suoi racconti tramandati nelle campagne proprio da queste persone e da lui accuratamente raccolte nel libro "La casa dei sette gatti". Una di queste mi colpì molto e la ricordo bene. Mi dispiace non ricordare le altre.
Quella che vi racconto oggi è "Il figlioccio della Morte" e a mio parere fa riflettere molto sull'uso e le finalità delle fiabe nel passato rispetto ad oggi. Queste storie venivano raccontate ai bambini per dargli grandi insegnamenti e aiutarli a crescere. Sono storie che rischiano di perdersi nell'oblio e che invece credo sia importante ricordare e trasmettere alle future generazioni. Ma basta perdermi in chiacchiere... vi lascio alla storia così come la ricordo...

C'erano una volta una coppia di contadini che avevano così tanti figli che quando nacque l'ultimogenito non sapevano più a chi chiedere per fargli da padrino. Così, non sapendo come risolvere la questione, decisero di mettersi in strada pronti e chiedere al primo passante se accettava l'onore di diventare il padrino del loro ultimo figlio. E così fecero, ma in strada non passava nessuno. Aspettarono pazienti, minuto dopo minuto, fino a che da lontano scorsero una persona avvicinarsi. L'uomo era molto elegante, tutto vestito di nero e quando gli fu chiesto se volesse diventare il padrino accettò di buon grado, rivelando però di essere la Morte in persona. I genitori rimasero terrorizzati ma ormai non potevano più tirarsi indietro.
 Così il bambino cominciò a crescere forte e sano, sempre accompagnato dal suo padrino che gli permise di studiare e diventare un medico grazie al suo denaro e al suo incoraggiamento. Il giorno della laurea la Morte gli si avvicinò e gli disse che gli avrebbe fatto un regalo.
«Caro figlioccio, in questo giorno voglio farti un dono speciale. Tu diventerai il miglior medico del paese, tutti ti conosceranno e loderanno la tua lungimiranza e la capacità di salvare tutte le vite che provi a salvare, ma ad una condizione. Non dovrai intralciare il mio lavoro. Quando mi vedrai ai piedi del letto del malato significa che quell'anima è mia e tu non potrai fare niente per salvarla. La lascerai a me. Se invece mi trovi alla testa del letto del malato sarà nelle tue mani e potrai curarlo. Ricorda però che se mai dovessi rispettare il patto prenderò la tua vita.»
 Le cose andarono come stabilito e in breve tempo il ragazzo divenne il medico più famoso di tutta la regione, grazie alle sue splendide capacità di capire subito se una persona poteva salvarsi e salvare tutte le vite che riteneva salvabili. Il ragazzo seguiva sempre le indicazioni della Morte e si occupava del malato solo se lo trovava alla testa del letto. Tutto proseguì al meglio finché un giorno il Re si ammalò e convocarono il medico di urgenza sul suo letto di morte. Quando il medico entrò nella stanza vide la Morte ai piedi del Re e capì che era spacciato. Ma il giovane mago, avido di denaro e fama e preoccupato per le conseguenze del fallimento della salvezza del proprio Re, decise di imbrogliare la Morte. Prese il letto e lo girò al contrario in modo che la Morte si ritrovasse alla testa del letto e lui potesse salvarlo senza disubbidire al patto. Così fece e il Re si salvò. Ma quando uscì trionfante, la Morte si avvicinò...
 «Mi hai disubbidito. Quell'anima spettava a me e ora ho un'anima in meno da recuperare.»
 «Non ti ho disubbidito, tu eri alla testata del letto quindi ho rispettato il patto» rispose spaventato il medico. 
«Non avresti dovuto tentare di imbrogliarmi, ma visto che sei stato molto furbo ti darò un'ultima possibilità di salvarti la vita.»
 Detto questo, la Morte porta il medico in un luogo completamente buio pieno di candele di tutti i tipi, alcune lunghe alcune corte. 
«Queste che vedi sono le anime di tutte le persone del mondo. Ogni candela rappresenta una vita. Se la candela si spegne, la persona muore e io mi prendo la sua anima» la Morte indica una piccola candela con una fiammella debole che sembra sul punto di spegnersi «Vedi questa? È la tua candela e rappresenta la tua anima. Come vedi sta per morire e tu farai la stessa fine. Se riuscirai a non far spegnere la candela, ti salverai.»
 Dicendo questo però il medico si spaventò così tanto che nel tentativo di prendere velocemente la candela nelle sue mani e mantenerla viva, smosse l'aria e la spense. La sua anima fu presa dalla Morte.

 
 

17 aprile 2013

Once Upon a Witch - Leggenda fatata dei due gobbi

aprile 17, 2013 1 Comments

Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

Bentornati Viandanti nella mia casa stregata! Avete attraversato la Foresta Incantata per giungere fino a qui, quindi ho pensato di invitarvi a prendere una tazza di thé e riposarvi mentre vi racconto questa famosa e bella leggenda sul mondo delle Fate.
La leggenda di cui vi parlo è irlandese, ma è stata tramandata anche in Italia ed ambientata a Peretola nei pressi di Firenze per questa nuova versione leggermente diversa. Io tenterò di fare una sola versione unendo le due e vediamo che viene fuori...

"C'era una volta un gobbo sventurato, assediato dalle malelingue del paese. Il povero disgraziato era però un ottimo artigiano e un uomo di buoncuore. Una sera, mentre tornava a casa, sentì un canto meraviglioso e avvicinandosi si ritrovò per caso ad assistere ad una danza fatata. Le fate continuavano a cantare la solita filastrocca senza trovarne la fine adatta e così il gobbo, desideroso di sentire una nuova melodia, si inserì in una pausa e intonò un possibile finale della filastrocca cantando. Le Fate ascoltarono estasiate la bellissima voce del gobbo e presero a seguirlo mentre lui proseguiva con la sua canzone. Felici di aver avuto un aiuto per proseguire la canzone, le Fate gli fecero il dono di togliergli la gobba. Quando il gobbo si risvegliò nel prato la mattina dopo, scoprì di sentirsi leggero e di indossare un bellissimo abito elfico. Il suo aspetto non era mai stato così bello ed elegante. La voce della sua miracolosa guarigione si sparse per il paese e un suo amico, gobbo pure lui, una volta scoperto l'accaduto, decise di tentare, certo che avrebbe ottenuto il doppio dei doni. L'altro gobbo era però un uomo opportunista e stizzoso e quando si trovò di fronte alle Fate si inserì forzatamente nel canto stonando e ignorando la filastrocca del Piccolo Popolo. Creò così molto scompiglio rovinando la festa e le Fate, indispettite, lo punirono aggiungendo l'altra gobba alla sua. Appesantito dalle due gobbe, l'uomo non sopravvisse a lungo."


06 marzo 2013

Once Upon a Witch - Leggenda messicana: Il fantasma indifeso

marzo 06, 2013 1 Comments

Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

 Il fantasma indifeso

Lidia era una bambina che viveva nel campo, con sua mamma; aveva dieci anni e non andava a scuola a causa dell'estrema povertà in cui viveva. Tra i suoi lavori vi erano il raccogliere mais, vendere alcuni frutti nel villaggio e il più difficile, prendersi cura dei suoi fratellini.
Sua madre, sebbene anche lei lavorasse, le piaceva divertirsi nei bar, per questo quotidianamente portava uomini alla sua umile dimora. Un giorno però, un uomo poco raccomandabile, arrivò per rimanere. Si mise comodo e pretese di essere servito come l'uomo di casa. A Lidia non rimase che ubbidire perché non voleva essere picchiata come la madre.
Era passato un mese e l'uomo non aveva dato segno di voler andarsene. Lidia pensò che questa volta la madre avrebbe deciso di rimanere con lui.
Questa situazione non era di gradimento alla figlia maggiore, perché gli adulti si ubriacavano quotidianamente e i bambini sembravano avere sempre più fame, per cui a Lidia non rimase che fare l'elemosina.
Una notte la bambina ottene denaro sufficiente per portare ai piccoli un po' di cibo. Felice attraversò i cespugli per arrivare alla sua casa, mentre all'interno sua madre e il suo padrigno si divertivano a bere tequila. Egli, notando l'arrivo di Lidia, si diresse al patio dove la bambina aveva riunito i suoi fratellini per dargli da mangiare.
Infuriato per questa azione, l'uomo confiscò il pane e il pollo, colpì i piccoli davanti allo sguardo indifferente della madre, il che portò Lidia ad avventarsi contro di lui per evitare che continuasse a picchiare i fratellini. Il patrigno non misurò la sua forza e sotto l'effetto dell'alcol, prese Lidia per i capelli e sbatté la sua testa contro una pietra. Lidia morì all'istante.
Passati alcuni mesi, l'uomo e la madre continuavano la loro relazione, però il rimorso non li lasciava vivere in pace. Decisero di trasferirsi nella capitale, dove nessuno li conosceva, dato che i piccoli dicevano costantemente che vedevano e parlavano con Lidia.
Spaventati perché lo spirito della bambina gli appariva per coprirli di vergogna, fuggirono prima di quanto avevano pianificato; di modo che Lidia non ebbe tempo per far pagare all'uomo il crimine che aveva commesso.
A causa dei dubbi della madre, la sua casa fu venduta. Alcuni forestieri si presero cura dei campi di mais, demolirono la umile casa e costruirono una casa più grande, sebbene mancassero i servizi di base.
Narra la leggenda che l'anima di Lidia continua a penare in quel luogo, perché la sua giovane età non le permise di capire che qualcuno le avesse tolto la vita; è per quello che appare per chiedere l'elemosina o un poco di acqua per i suoi fratellini. Lidia vaga come un fantasma indifeso che non ha potuto riposare in pace perché non si è ancora resa conto che è già morta.

26 dicembre 2012

Once Upon a Witch - Il fantasma del metro Pino Suarez

dicembre 26, 2012 0 Comments
Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

Oggi vi narro la leggenda del fantasma del metro Pino Suarez (leggenda messicana).

 "Tra i corridoi che costruirono per il passaggio del treno elettrico, apparirono cento cadaveri di uomini e donne sacrificati durante l'epoca coloniale. Dicono che anche oggi, di giorno, si sentono rumori di spade e furiose battaglie tra le sue pareti sotterranee.
Si dice - non ufficialmente - che in quel luogo, murarono o imprigionarono due personaggi dell'epoca coloniale al fine di evitare uno scontro mortale tra di loro.
Uno era il conte di Santiago, che abitava nel palazzo nazionale. L'altro era Pedro de Leyva, figlio del viceré della nuova Spagna nel 1664. Secondo la storia che si narra, durante la presa del potere del viceré, De Leyva offese pesantemente i creoli, razza di cui faceva parte il conte Santiago. L'offesa fu la scusa per la sfida a un duello mortale.
Quindi, il vescovo Diego Osorio Escobar, si incaricò di sollecitare le autorità per incarcerare entrambi in modo da evitare che si uccidessero. Tuttavia, entrambi morirono in prigione, senza consumare la tanto agognata battaglia, che secondo alcuni. continua ancora oggi di giorno dall'al di là tra i freddi corridoi del metro Pino Suarez.

Un'altra storia riguardo agli strani fenomeni che accadono nel metro Pedro Suarez, dice che un gruppo di Monaci, tra preghiere e orazioni, attraversano i solitari corridoi del metro, quando tutta la gente se ne è già andata. Alcuni addetti alle pulizie della stazione, assicurano di averli visti e affermano che ogni volta che appaiono è per preannunciare una tragedia. Si dice che, al tempo della Colonia, nel luogo dove si trova ora la stazione Pino Suarez, c'era un tunnel cbe serviva ai monaci di un convento per passare clandestinamente. Con cosa? E per quale motivo? Non lo sappiamo, però a quanto pare i monaci continuano ancora la loro litania dall'al di là."

31 ottobre 2012

Once Upon a Witch - Il fantasma della piangente (la llorona)

ottobre 31, 2012 1 Comments
Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

 Esiste in Messico una leggenda molto famosa sul fantasma di una donna piangente in cerca dei suoi figli morti. Si tratta della llorona di cui vi narrerò...

"Nell'era preispanica, esisteva una donna azteca che perse suo marito, morto in una grande battaglia. Rimasta sola, perse il senno e affogò i suoi bambini nel lago.
Sebbene fosse intenzionata a togliersi anche lei la vita, il popolo la castigò prima che portasse a termine il suo intento suicida. Fu giudicata, torturata e sacrificata per pagare per la morte dei suoi figli.
Gli dei condannarono la donna a rimanere intrappolata tra la vita e la morte, soffrendo e lamentando sempre di aver ucciso i suoi figli. Ella appariva nel lago ed era conosciuta come la Cihuacoatl (donna serpente). Terrorizzava  tutte le persone della città, li faceva naufragare e se li mangiava. Si dice che un sacerdote di nome Acamapichtli, tentò di fare un rituale per intrappolarla e porre così fine alle sue minacce, però tutto fu vano perché la Cihuacoatl continuò a spaventare gli aztechi.
Ella usciva ogni notte, con il suo noto lamento e rapiva i bambini per portarseli al lago. L'unico modo per placarla era quando sacrificavano i propri figli per retribuirla dei figli che aveva perso. Quindi tornava alla sua abituale rassegnazione caricata di una culla vuota. Ironicamente, le madri i cui figli erano sacrificati per placarela Cihuacoatl, vagavano soffrendo tutto il giorno per le piazze e le strade, gridando:
- Ah! I miei figli! Dove sono i miei figli? -
Quando i conquistatori spagnoli conquistarono la città, decisero che il lago era pericoloso e iniziarono a tagliare  i collegamenti del lago con il mare. Il luogo dove sorgeva il lago, piano piano, si trasformò in una valle. Con il nuovo aspetto della città, riapparve la figura della donna serpente che,  vestita di bianco, continuerà a piangere eternamente i figli che mai torneranno."

03 ottobre 2012

Once Upon a Witch - La leggenda della Strega del Mare (leggenda messicana)

ottobre 03, 2012 7 Comments
Once Upon a Witch è una rubrica che ci terrà compagnia il mercoledì a giorni alterni e rigurda tutto ciò che ha a che fare con le streghe. Ci saranno consigli di rimedi naturali, leggende popolari, cronache di viaggi in posti antichi e magici, storie di streghe, informazioni sul paganesimo e sulle streghe, cristalloterapia, cromoterapia, fitoterapia, libri, film, feste, strumenti... Tutto ciò che riguarda ciò che sta intorno all'Arte e al mio vivere come strega.

Negli ultimi mesi avevo cercato di pubblicare la rubrica settimanalmente, ma ora tornerà ad essere bisettimanale come deciso dall'inizio.

Bentrovati Viandanti! Oggi vi parlo di una leggenda messicana, ovvero la leggenda della Strega del Mare.
  
Era un pomeriggio di ottobre del 1765, la città di Seybaplaya a Campeche era tranquilla; i pescatori vivevano vicino la costa, dove era più facile portare a termine le loro attività quotidiane. In una di queste case c'era un uomo che stava riposando e non immaginava minimamente quello che stava per vivere.
La notte stava cominciando a cadere quando, all'improvviso, qualcuno bussò disperatamente alla porta di questo pescatore che, sconcertato, si mise dietro la porta per vedere chi era che picchiava duramente alla sua porta. Scoprì quindi che si trattava di una bellissima ragazza che implorava gridando di lasciarla entrare.
Le lacrime le scorrevano sulle guance e un terrore atroce la invadeva; il pescatore rimase in silenzio senza dire una parola. Alla fine, senza aprire la porta, domandò cosa desiderava e perché bussava con grande impazienza.
Lei senza perdere tempo gridò:
- Lasciami entrare! Mi perseguita il diavolo, lasciami entrare! -
A sentire questo, l'uomo impallidì e si assicurò che per nessun motivo la porta venisse aperta, così come le finestre.
La bella ragazza non perse la speranza di ricevere rifugio da qualcuno, per questo bussò in molte case vicine, però non fu accolta da nessuno, al contrario, tutti si chiudevano in casa e non guardavano nemmeno attraverso la finestra.
All'arrivo della mezzanotte, un grido atroce si sentì per tutta la contea. Raccontano che il cielo si tinse di vari colori scuri, i cani, i gatti e gli altri animali si rifugiarono negli angoli, mentre il mare infuriava. Alla fine il diavolo aveva preso la bella ragazza.
I giorni seguenti furono un inferno per gli abitanti, non riuscivano a salire in mare, alcune barche naufragarono e così cominciò a scarseggiare il cibo e alcuni animali morirono di fame.
Secondo la leggenda, la ragazza si era rifugiata in una grotta sul mare, maledicendo il popolo che le aveva negato aiuto. Questo fu il motivo di tanta disgrazia.
Sul posto arrivarono molti sacerdoti per sanare la zona con messe sante, tuttavia morirono tutti nell'intento e i loro corpi furono inghiottiti dalle feroci acque del mare.
Un pomeriggio arrivò un curato sconosciuto che riuscì a raggiungere la grotta dove si trovava lo spirito della giovane e con dell'acqua benedetta, trasformò il suo spirito in acqua e si perse nel mare.
 Il sacerdote sparì misteriosamente, nessuno lo vide più, né si seppe da dove veniva, né la sua identità. Le persone non sapevano chi ringraziare per aver loro ridato la pace. Tuttavia si dice che durante le notti di tormenta, quando le onde minacciano il popolo, appare la ragazza trasformata in strega, che cerca di realizzare finalmente la sua vendetta contro il popolo che le negò l'aiuto

08 agosto 2012

Once Upon a Witch - La leggenda del bosco della città (Messico)

agosto 08, 2012 0 Comments

Bentrovati viaggiatori! Oggi vi racconto una delle leggende messicane che sto scoprendo piano piano. Si tratta di una semplice leggenda popolare preispanicas, del tempo degli antichi Aztechi. Spero vi piaccia!

Narra la leggenda che moltissimo tempo fa, in quello che oggi è il porto di Mazatlàn, si stabilirono diverse tribù indigene. In un deternimato periodo dell'anno erano soliti dedicarsi alla caccia al cervo; tuttavia, tra i cacciatori, ve n'era uno chiamato Mochicaui che non era d'accordo con questa pratica, poiché i cervi si stavano estinguendo a poco a poco. Per questo chiese alla sua tribù, i totorames, di sospendere la caccia e di dedicarsi invece a coltivare la terra, a raccogliere frutta o alla pesca, visto che in quel luogo vi era pesce in abbonzanza.                                                                                                              Il capo della tribù ignorò la richiesta e continuò a cacciare cervi. Xochiquetzal, la dea della Natura, si infuriò con gli umani e invocò altri dei per dare una lezione agli umani che mettevano in pericolo le cose che egli avevano creato.                                                   Il castigo arrivò in forma di siccità, malattie, fame e morte; i pochi che riuscirono a sopravvivere si ritirarono nelle montagne, lontano dalla valle e dalla costa.                       Gli dei mandarono Mochicaui e la sua famiglia a vivere in un bosco, vicino alla laguna, dove vissero felici per molti anni.                                                                                          Quando morirono, furono sotterrati nel luogo dove i cervi accorrevano a bere l'acqua.      Si dice che nelle notti di luna piena, si sentono i loro discorsi e le risate intorno alla laguna del Bosco della Città.

01 agosto 2012

Once Upon a Witch - Alcuni consigli per proteggersi dalle Fate

agosto 01, 2012 9 Comments

Ciao viaggiatori! Ho notato che molti di voi purtroppo pensano che le fate siano creature dolci e benevole. Niente di più sbagliato! Certo, ci sono fate che durante la notte lavorano al posto di una brava persona o che portano consigli e buona fortuna, ma normalmente sono terribilmente dispettose e causano più danni che altro, come ad esempio uno dei loro dispetti più comuni è quello di nascondere gli oggetti. Inoltre hanno un codice morale completamente diverso dal nostro e quindi è pericolosissimo incontrarle perché sono vendicative e spesso crudeli, quindi un piccolo passo falso può portarci grossi guai. Se non le conosciamo bene è meglio starci alla larga! Non sono cattive solitamente, ma non provando sentimenti non si rendono conto di quanto male possono fare ed è meglio non rischiare.
Non ci credete? Piano piano vi racconterò qualche leggenda sul Piccolo Popolo e forse allora comincerete a capire e... a volervi proteggere!
Per questo ho pensato che la prima cosa da fare, la più importante per dei viaggiatori che attraversano Il Portale Segreto, è di imparare a proteggersi da loro. Come? Qualche piccolo trucchetto di base sarà sufficiente come inizio.

Ecco alcuni consigli per allontanare le fate dispettose:

- Rivoltare i vestiti. (Anche solo un guanto rivoltato buttato all'interno di un cerchio delle fate disperde i festaioli.)
- Campane. Suonarle allontanerà i cortei fatati.
- Ferro. Portare un oggetto di ferro con sé ti protegge dai loro scherzi, ad esempio un chiodo in tasca o un coltello all'ingresso di casa. Il Ferro di cavallo è ancora meglio perché unisce il metallo con il simbolo lunare della falce.
- Acqua corrente.
- Pane.
- Pietre forate, venivano usate solitamente per proteggere i cavalli e impedire che facessero nodi nelle loro criniere.

- Un calzino sotto il letto.
- Un coltello sotto il cuscino.
- Una croce a braccia uguali, meglio se fatta con il sorbo e legata con del filo rosso. Un tempo si tracciava una croce sulla superficie di una torta per dissuadadere le Fate a ballarvi sopra!
- Sorbo selvatico.
- Filo rosso. In alcuni popoli antichi si avvolgeva il petto dei neonati con della stoffa rossa per proteggerli dal Piccolo Popolo.
- Sale.
- Preghiere sacre.
- Un ramoscello di Iperico o Erba di San Giovanni.

- La terra di un cimitero.
- Ghirlande di margherite.
- Un rametto di erica.
- Bruciare i biancospini sulla cima delle colline delle Fate per liberare dei bambini prigionieri. (cosa che io eviterei di fare, ma sembra sia molto utile).