«Non ti chiamo mio, intendo bene che mai tu lo sei stato, e se una volta illusi l'anima mia con un simile pensiero, ora crudelmente son punita. Eppure ti chiamo mio: mio seduttore, mio impostore, mio nemico, mio assassino, fonte della mia sventura, tomba della mia letizia, baratro della mia felicità. Io ti chiamo mio e mi dico tua, e se queste parole lusingarono una volta il tuo orgoglio prostrato nella mia adorazione, suonino oggi come una maledizione contro di te, una maledizione per tutta l'eternità. Non compiacerti al pensiero che sia mia intenzione d'inseguirti o di armare la mia mano d'un pugnale, per meritare così il tuo scherno! Ovunque tu fuggirai, io rimarrò sempre tua; sì, nell'ora della morte sarò ancor tua. Le parole stesse che adopero contro di te, ti provino che io sono tua. Tu che hai ardito ingannare una creatura fino al punto di divenire tutto per essa, fino al punto che non avrei desiderata altra gioia che d'essere la tua schiava. Io sono tua, tua, tua: la tua maledizione.»
Noi tutti siamo spettri. Non è solo ciò che abbiamo ereditato da padre e madre che ritorna in noi. È ogni specie di vecchie morte opinioni e ogni genere di vecchie e morte credenze e cose simili. Esse non vivono in noi; ma intanto sussistono e non riusciamo a sbarazzarcene. Basta prendere un giornale e leggerlo, ed è come se gli spettri strisciassero fra le righe.
Sono un'insegnante e lavoro anche in ambito editoriale. Ho aperto questo blog nel 2010 per condividere l'amore per i libri e le antiche tradizioni. Mi sono laureata in Letterature Europee per l'Editoria e la
Produzione Culturale con una tesi in filologia germanica sulle rune, attualmente sto proseguendo i miei studi in comunicazione, linguistica, parità di genere e nel tempo libero faccio rievocazione medievale scandinava.