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giovedì 13 febbraio 2014

Recensione "La sala rossa" di August Strindberg


Nonostante la sua eccezionale importanza, mi aspettavo di più da questo libro. Non mi ha conquistata seppur riesco a notare il merito di quest'opera.


Titolo: La stanza rossa
Autore: 
August Strindberg
Editore: BUR
Pagine: 400
Prezzo: 9,90 €
Data di uscita: 1986
voto: 
Trama: Nella Svezia di oltre 120 anni fa il protagonista fatica a trovare successo nella sua attività di scrittore e giornalista perché circondato da raccomandazioni, corruzione, favoritismi politici. Se non fosse August Strindberg e non fosse la Svezia di fine '800, potremmo pensare ad un romanzo attuale di casa nostra. La solita cattiveria dell'autore e il suo essere contro tutto e contro tutti ci accompagna pagina per pagina. Immenso.

 RECENSIONE: Avevo aspettative alte verso la sala rossa, ma ammetto di essere rimasta un po' delusa. Il libro mi è piaciuto, ma non quanto speravo. Per chi desidera conoscere meglio le opere di Strindberg, il suo pensiero e avere una buona cultura sulla letteratura nordica, deve assolutamente leggerlo.

La Sala Rossa non è un romanzo unitario e lineare, al contrario è frammentato, prosegue in maniera incoerente, occasionale e frammentata. Ogni capitolo è un episodio singolo che si unisce agli altri unicamente perché riguarda i personaggi principali o l'ambiente che li circonda. Ciò che muove le redini è una sorta di casualità volta a mostrare la società dell'epoca e gli ideali a cui l'autore è molto legato. Arvid Falk e i suoi amici artisti e intellettuali, si ritrovano nella Sala Rossa (luogo che esiste veramente) per parlare. I protagonisti sono poveri e pieni di grandi idee, il loro spirito inquieto e creativo li porta a dichiarare "guerra" alla società. Inserito interamente all'interno del contesto storico in cui vive Strinberg (nel 1866/1867 vennero aboliti i 4 stati), l'autore ha così modo di dare sfogo alla sua rabbia e frustrazione di marginato in quanto intellettuale, che ha perso fiducia in uno stato che ha annullato le certezze e portato confusione. Pur essendo lontano nel tempo e nello spazio, possiamo ritrovare temi fin troppo attuali che Strindberg riesce a mostrare con freddo distacco e allo stesso tempo attraverso una non troppo velata satira spietata verso una società ipocrita, spendacciona e venduta. I protagonisti vogliono lottare contro questa società e rimanere fedeli ai loro ideali senza cadere nel gioco meschino della borghesia. Il fallimento per ognuno diverso e la loro scarsa coerenza psicologica, mostra quanto la società possa danneggiare l'individuo che si trova impossibilitato a salvarsi. O si piega ad essa o soccombe. Ogni personaggio e ogni vicenda mostra i vari aspetti di un mondo corrotto e ne mostra le caricature. Una ad una tutte le istituzioni ufficiali vengono attaccate duramente, così come le arti e la letteratura che dovrebbero elevare l'uomo e invece sono costrette anche esse alla volontà della borghesia. Il femminismo e le utopie operaie, la beneficenza, sono tutte idee ipocrite, nascoste dietro un falso perbenismo. Gli ideali si rivelano illusioni inattuabili mostrando tutto il pessimismo di Stribdberg che porta ad una disperazione e frustrazione totale. Si tratta di un testo con molti punti di vista, lunatico, particolare. Una nuova sperimentazione letteraria che porta il lettore ad un'alienazione disillusa.
I protagonisti si trasformano completamente e uno dopo l'altro avranno un finale diverso e sconvolgente che daranno molto da pensare. In particolare ho apprezzato l'eroe tragico di Olle Montanus, forse il martire della lotta per gli ideali.

COSIGLI DI LETTURA DEL PORTALE:
PER CHI: ha voglia di una lettura sociale
COLORE: rosso
CLIMA E AMBIENTE: in una stanza dentro un locale

Voi lo avete letto? Che ne pensate?

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