07 gennaio 2019

# cultura nordica # recensioni

«Ridendo io morirò» mentalità vichinga e culto della morte in "Vita e morte dei grandi vichinghi" di Tom Shippey

Tom Shippey, famoso soprattutto per i suoi studi sulle opere J.R.R. Tolkien, ha scritto un libro che parla di vichinghi sfruttando l'interesse nato grazie anche alla serie tv Vikings. Partendo dalle riscritture moderne, comprese le ispirazione tolkieniane, torna indietro nel tempo fino ai miti e alle saghe per ricostruire una psicologia reale di questi uomini del Nord che hanno cambiato il mondo.

Titolo: Vita e morte dei grandi vichinghi
Autore: Tom Shippey
Editore: Odoya
Pagine: 480
Prezzo: 24,00 €
Data di uscita: novembre 2018
In questo saggio, Shippey - già erede della cattedra di J.R.R. Tolkien all'Università di Leeds - racconta la vita e la morte di eroi ed eroine del mondo vichingo, esplora il loro modo di pensare e si sofferma in particolare sul fascino che scene di morte eroica esercitavano su di loro. "Vita e morte dei grandi Vichinghi" esamina la psicologia vichinga, contrapponendo la prova costituita dalle saghe alle testimonianze fornite dalle loro vittime. Il libro offre il resoconto di molte scene pervase di grande spavalderia presenti nella letteratura norrena, inclusi la caduta del casato degli Skjoldung e lo scontro fra le due drakkar, la Ironbeard e la Long Serpent. Uno dei libri più interessanti ed entusiasmanti sui Vichinghi scritti da una generazione a questa parte, che li presenta non come pacifici esploratori e mercanti, ma per quei guerrieri e razziatori sanguinari che erano. Shippey mette in luce tutti gli elementi di fascino di questo popolo guerriero, abbinando elementi scientifici - che attingono alle ultime scoperte archeologiche - e immaginario pop contemporaneo, da Vikings (la serie Tv, più volte citata nel libro) fino al lavoro di Neil Gaiman e Peter Jackson. Uno studio appassionato su individui eccezionali, su poesie e leggende di un lontano passato e su tutto ciò che ha reso i Vichinghi così diversi e speciali.


Gli dei mi inviteranno a entrare, nella morte non c'è canto... le ore della vita ho superato, ridendo io morirò.

Sui vichinghi è stato detto molto, ci sono libri sulla loro storia, libri di reperti archeologici, romanzi, film, miti... dunque avevamo davvero bisogno di un altro libro sui pirati scandinavi? Si, ne avevamo bisogno. Spesso confondiamo i vichinghi con tutti gli abitanti della Scandinavia Medievale eppure come dico anche in questo mio vecchio articolo (punto 3), i vichinghi non erano altro che pirati o uomini che partivano per spedizioni commerciali o mercenarie. Non rappresentavano tutti gli uomini, ma un'attività specifica dunque. Shippey, come ci tiene a specificare, parla davvero dei vichinghi in questo libro. L'aspetto originale del suo lavoro è che non si occupa di narrare semplicemente le loro vicende raccogliendo la cronologia storica, ma si occupa di un aspetto spesso trascurato e lasciato da parte ovvero la mentalità vichinga. 

Se ancora oggi, dopo oltre un millennio di distanza, i vichinghi esercitano tanto fascino nell'immaginario collettivo, deve esserci un motivo più profondo della mera capacità guerriera e dell'impatto storico che hanno avuto nel mondo. È difficile comprendere un popolo così antico e distante da noi come modo di pensare, esperienza di vita, credenze religiose, attività quotidiane. I miti e le saghe sono state scritte secoli dopo il loro declino, dunque gli studiosi trattano sempre con diffidenza queste fonti secondarie, lasciando quel mondo in una nebbia fumosa.
I vichinghi sono stati spesso fraintesi, amati e odiati, ammirati e temuti. Shippey si è chiesto cosa rende così ammirevole lo spirito vichingo e lo scopo del libro è proprio indagare la psicologia collettiva (a volte quasi psicotica) dei veri vichinghi del passato, ovvero ciò che li rendeva unici.

Ciò che li ha contraddistinti sin dalle più antiche testimonianze su di loro è la noncuranza per la morte. Questo atteggiamento non è un semplice culto del coraggio ma risale a questioni più profonde che possiamo ritrovare nella mitologia. Per secoli che questo disprezzo, questo modo di andare incontro alla morte senza paura ma anzi accogliendola è stata ricollegata alla Valhalla dove i guerrieri migliori sarebbero stato accolti dal dio Odino in attesa della battaglia finale. Dunque l'idea di un paradiso nordico dopo la morte avrebbe risposto a questa domanda. Oggi gli studiosi stanno rivedendo questa credenza e hanno trovato nuove possibili risposte. Gli eroi non si vedevano nella vittoria ma nella sconfitta. La stessa battaglia finale in cui combatteranno gli dei è destinata ad essere persa causando la fine del mondo eppure questo non ferma gli dei né gli eroi che continuano a fare del loro meglio nonostante la fine promessa.
Il culto della morte dei vichinghi viene indagato a partire dall'enigma del “morire ridendo”, analizzando varie fonti attendibili da più discipline come la letteratura, la filologia, l'archeologia e la linguistica. I vichinghi avevano un cattivissimo senso dell'umorismo, già facilmente riscontrabile nei soprannomi dei vari guerrieri. Di fronte alla morte erano pronti a fare battute crudeli e ridere della propria morte dimostrando così di aver vinto contro di essa. Non era perdere il problema, l'importante era accettare il proprio fato con serenità e consapevolezza, “ridendo” appunto.

L'analisi attenta e filologica di Shippey riesce a penetrare i valori dell'era vichinga attraverso prove storiche, la rilettura di miti e saghe con controlli incrociati attraverso l'archeologia.
Dalla preistoria fino ad epoche ben documentate, dove non vi erano prove di prima mano ma comunque valide, vengono prese in considerazione tutti i documenti e le testimonianze di nemici e discendenti in varie lingue, per scoprire il segreto dello spirito vichingo, unico sulla terra.
Ogni leggenda, racconto, reperto, documento, viene valutato per la sua attendibilità caso per caso con il giusto scetticismo per essere infine giudicati nel loro insieme. È vero che gran parte del materiale mitologico è inventato, ma è altrettanto vero che buona parte del materiale è stato confermato dalla storia, dall'analisi filologica o dai reperti. Spesso infatti la coerenza tra materiale di luoghi, tempi e fonti diverse è impressionante.

Il lavoro che si ripropone Shippey, di risalire alla complessità dei valori vichinghi e della loro mentalità non è per niente facile, eppure riesce a destreggiarsi nel vasto materiale con maestria.
Il libro è destinato ad un pubblico non specialista e il risultato è un saggio che si legge con la stessa scorrevolezza e piacere di un romanzo. A tratti ironico, irriverente è piacevole e sorprende riuscendo ad appassionare pagina dopo pagina. Viene voglia di continuare questa lettura all'infinito perché si trovano moltissime riflessioni interessanti anche per gli esperti del settore.
Shippey fa un lavoro meritevole adatto sia a studiosi che a semplici appassionati e porta alla luce nuove intuizioni e vecchie storie, una volta finito desidererete solo saperne ancora di più!
Nonostante i vichinghi fossero persone difficili da comprendere, forse è proprio questa complessità, questa scala di valori così lontana da noi, a renderli ancora più attraenti.

Io mi sono davvero divertita a leggere questo libro. Parlare di tutti i temi in esso contenuto sarebbe impossibile, inoltre credo davvero che sia ancora più piacevole scoprire da soli tutti i temi e le figure trattate: uomini, donne, guerrieri, niente è stato dimenticato per ricostruire lo spirito vichingo.
In fondo vi sono anche delle appendici per approfondire la poesia, le traduzioni, le saghe e una lunga e utile bibliografia. Un libro che non può mancare nella libreria di ogni appassionato!

Voi lo avete letto? Che ne pensate?

2 commenti:

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