13 ottobre 2015

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Seminario sulle tradizioni manoscritte del medioevo germanico - Università di Pisa 8/10/2015

Ho avuto il piacere di seguire un interessante seminario tenuto dalla professoressa Maria Rita Digilio all'università di Pisa riguardo le tradizioni manoscritte del medioevo germanico. Al momento tra il corso di cucito, il teatro, le lezioni, il lavoro di babysitter e lo studio non ho un momento libero (ormai è diventata la norma), ma ho pensato che magari l'argomento potrebbe interessare anche a qualcun altro e così ho deciso di lasciarvi alcuni appunti presi durante l'incontro.

L'ecdotica o critica testuale, non può prescindere dal metodo di Lachmann, un metodo che a regime dovrebbe consentire la scomparsa dell'editore, per via di una procedura scientifica, meccanica, inoppugnabile e inevitabile. Per Lachmann i copisti hanno rovinato i testi rendendoli pieni di errori. Lavorando al testo con metodo scientifico, Lachmann credeva di poter arrivare al testo originale nella sua integrità e perfezione. Ma i più rigidi riguardo questa idea sono i Lachmaniani più che Lachmann stesso. Il metodo di Lachmann era asettico e non poteva essere uguale per tutte le filologie, dato che ognuna ha numero e tipo di fonti diverse e quindi il modo di fare le edizioni critiche deve essere estremamente diverso per ogni filologia anche se partono tutte da uno stesso metodo uguale per tutte. Quindi da uno stesso metodo si hanno approcci diversi.
Il metodo Lachmann (1793 - 1851) non è mai stato scritto da Lachmann. La sua ambizione era elaborare una prassi operativa talmente netta e univoca da essere applicata a tutte le lingue e su tutte le tipologie testuali, quindi aveva uno stampo pragmatico, non teorico. Il metodo viene ricavato dai suoi appunti. L'obiettivo era restituire il testo originale o comunque molto vicino alla sua base. Per ogni testo si parte sempre dall'autore che scrive l'opera originale e poi vengono creati i manoscritti che trasmettono l'opera rendono impossibile che il testo conservi la sua originalità ma rendendo le copie piene di errori, cose che l'autore non intendeva scrivere.
Larchmann era un tedesco dell'800 e la sua ambizione era di tornare indietro con il testo e ricreare così la volontà dell'autore. Per far questo vi erano due fasi di lavoro per creare l'edizione critica di un testo.
1° fase: Recensio
2° fase: Emendatio
Nella fase della Recensio, i filologi dovevano procurarsi tutti i testimoni dell'opera di cui vogliono curare l'edizione critica, confrontare tutti i frammenti e i testi pervenuti. Questa fase va svolta senza interpretazione personale, deve essere un lavoro meccanico e oggettivo, facendo attenzione a non intervenire. Bisogna limitarci ad accostare, trascrivere e confrontare le varie fonti. Si lavoro quindi sui dati di fatto e si va a ritroso.
Dai manoscritti pervenuti si deve quindi arrivare a capire l'originale, stabilire l'archetipo, che non è l'originale ma il testo ricostruito sulla base di tutte le testimonianze, ma non necessariamente sarà il testo corretto. Si parte dal principio che l'autore ha scritto qualcosa di perfetto ma non necessariamento vero. L'archetipo è lo stadio testuale derivato dalla recensio. I testimoni del testo che abbiamo possono essere apparentati sulla base degli errori che condividono. E sono di due tipo: Congiuntivo quando i testimoni condividono lo stesso errore, Disgiuntivo è l'opposto quindi un determinato errore unico lo consente di essere separato dagli altri.
I copisti a volte mettono una pezza dove ci sono pezzi mancanti o errori e questa manipolazione di una manipolazione causa danni peggiori.
C'è una teoria chiamata Lectio difficilior, secondo cui il testo giusto è sempre quello più difficile.
Gianfranco Contini definisce la diffrazione, ovvero quando in un testo si trova uno scoglio, un punto difficile da capire o una mancanza, i vari manoscritti finiscono per modificare ognuno a modo suo perdendo il senso del testo.
Non bisogna quindi considerare necessariamente corretta la maggioranza, ma valutare le parentele dei testi. Bisogna ragionare sui vari frammenti per arrivare a quello più presumibilmente corretto, facendo una scelta non sempre coerente con le precedenti.
Il filologo lavora sulla globalità del testo, rilegge centinaia di volte e analizza tutto nei dettagli, a volte rivolgendosi anche all'aiuto di altre lingue. Anche nel caso di Beowulf ad esempio, in cui vi è un solo manoscritto, si tende a temere di metterci mano, ma a rispettare troppo il testo si fa un torto all'opera laddove scopriamo un errore.
L'editore cambia l'originale per rispettare l'allitterazione, il significato o per questioni grammaticali.
Dopo aver messo insieme tutti i manoscritti, bisogna lavorare all'emendatio ovvero avere il coraggio di correggere per rispettare l'autore. A volte uno esagera, come fece spesso proprio Lachmann con intromissioni spaventose, così come i suoi seguaci che non avevano il genio necessario per tale lavoro.
Si lavora su una ricostruzione lessicale, linguistica e cognitiva.
Bedier, famoso filologo francese, propone un altro metodo di lavoro, ovvero sceglie il testo migliore, il più fedele a suo parere, e rinuncia alla collazione, ovvero al confronto con gli altri testimoni. Si basa quindi su un solo manoscritto, ritenendo inutile applicarsi su tutti gli altri perché non esiste un metodo certo di lavoro per stabilire cosa è giusto e cosa no.
Un testo critico vive a metà tra l'opera originale e la ricerca della verità. L'opera è quella che doveva essere ma non ci è pervenuta, l'altra è la verità del manoscritto che abbiamo.
Bedier propone di rinunciare al processo e lavorare su un solo testimone.
Per essere efficace il metodo Lachmann:
- La tradizione deve essere chiusa, ovvero deve esistere un solo e unico archetipo.
- La trasmissione deve essere esclusivamente verticale, ovvero la copia scritta da un unico antigrafo e le successive copiate sempre da quello precedente.
- Stabilire su base certa di errori condivisi, la parentela del manoscritto.
- I copisti devono mantenersi fedeli alla fonte.
La tradizione può essere aperta o chiusa. Il metodo funziona se derivano tutti da un unico antigrafo, cosa che però non accade quasi mai. Se avevano due copie diverse di un testo, ad esempio, i copisti prendevano un po' da entrambi finendo per rendere inefficace il metodo Lachmann.
Nel 1990 esce sulla rivista Speculum, un articolo sulla discussione già molto viva della critica del testo. Piuttosto che inseguire la chimera del testo giusto con l'analisi delle varie edizioni, suggeriva di affidarsi ad un manoscritto, ma questo spesso produce critiche che banalizzano il lavoro dei filologi, così alcuni spacciano per edizione critica la semplice copia di un'edizione di un manoscritto. Se per Lachmann il manoscritto singolo è secondario, per gli altri della new philology diventa principale, si accontentano quindi della storicizzazione del testo.
Il testo letterario medievale non veniva letto direttamente dal pubblico, ma veniva declamato a un pubblico non alfabetizzato che acoltava. Gli elementi della tradizione orale si trasferiscono allo scritto e la tradizione tramandata diventa schizofrenica.
Il testo medievale è un'opera aperta a variazioni infinite. La New Philology nega il concetto di testo e il concetto di autore.
Se il narratore orale durante la recita di un testo si inventa dei brani, lui stesso diventa un autore.
L'edizione critica si fa tenendo conto di tutte le varianti ma anche segnalando le variazioni al lettore. Il filologo può fare delle scelte a patto che le indichi.
I manoscritti si sono contaminati a vicenda e quindi è imposisbile arrivare all'originale.
La critica si fa sulla filologia, è la base. Si studia sul testo elaborato dai filologi. La prima critica letteraria la fanno gli stessi filologi che devono ragionare sul testo per lavorarci.

7 commenti:

  1. Non sono una grande amante di questa materia ma il tuo post mi ha incuriosito tantissimo. Alcune cose riguardanti Beowulf, un'opera che ho amato tantissimo quando ero a scuola. Post trovato inaspettatamente e davvero gradito.

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    1. Grazie mille Inkaddicted! Mi fa molto piacere sapere di averti incuriosito nonostante tutto :D

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  2. La filologia è una materia affascinante, ricordo ancora lo Stemma Codicum del mio esame di Filologia Italiana, e le mille evoluzioni che poteva avere un testo nel giro di qualche anno di copiature!! Da diventare matti!! :-)

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  3. Complimenti per il post! E' stata una lettura davvero interessante :)

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  4. Sembra un tema piuttosto interessante, i post che pubblichi sono sempre molto affascinanti :D

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  5. Ma quante curiosità interessanti! Un blog ricco di contenuti!

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  6. Ciao Reina è tanto che non riuscivo a passare a trovarti. Ora lo ho fatto per un saluto.
    Molto interessante questo post, complimenti per la scelta dell'argomento.
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