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giovedì 22 agosto 2013

Recensione "Mogens"di Jens Peter Jacobsen


Il racconto di cui vi parlo è stato scritto da uno dei più importanti scrittori danesi, sebbena ha avuto breve vita, è riuscito comunque ad avere un grande successo, oltre ad essere stato il primo traduttore danese delle opere del Darwin. Si tratta di un testo brevissimo che si legge in fretta.

Titolo: Mogens (all'interno del libro "La signora Fonss e altre novelle")
Autore:
Jens Peter Jacobsen
Editore: Rizzoli
Pagine: 60 (solo Mogens)
Prezzo: Fuori catalogo
Data di uscita: 1952

voto
Trama: Nel 1872 apparve la novella "Mogens" che diede immediatamente la misura delle vaste possibilità di scrittore del Jacobsen. (dall'introduzione)



 RECENSIONE:  "Mogens" è un breve racconto del famoso scrittore e scienziato danese Jacobsen. La storia apparentemente semplice è guidata da un amore per la parola che traspare dalla lettura. Tutto è sapientemente costruito per far giungere al lettore immagini precise e sensazioni scelte. La bellissima rappresentazione della campagna danese e della vita quotidiana di un mondo ormai lontano dal nostro traspare attraverso magnifiche lodi alla natura, un paganesimo esasperato e mascherato in cui la natura è viva e si crede abitata di creature del Piccolo Popolo. Attraverso questo mondo quasi magico avviene la vicenda del giovane Mogens, orfano ragazzo che in un giorno di pioggia incontra una ragazzina e la insegue senza raggiungerla, finché per un puro caso lei stessa arriverà da lui chiedendogli in prestito la barca. Questo incontro fatale li farà innamorare, ma la loro felicità sarà distrutta da un grave incendio in cui Mogens, impotente, si troverà costretto a vedere la sua amata cadere tra le fiamme perdendola per sempre.
Il dolore per questa scomparsa lo porterà prima ad ammalarsi e successivamente a tentare di dimenticare conducendo una vita malfamata per poi allontanarsene deluso dal mondo e dai suoi sogni infranti. "Che cosa triste tutta la vita, col vuoto alle spalle e il buio davanti! Proprio così! Le persone felici dovevano esser cieche, senza dubbio. Lui aveva imparato a vedere alla scuola del dolore, e aveva visto che tutto era ingiustizia e menzogna. Il globo terrestre non era altro che una grande sfera di menzogne in rotazione. Fedeltà, amicizia, carità..., tutte bugie fino all'ultimo pezzetto! Ma quel che si chiama amore era poi la cosa più vuota in tanto vuoto. L'amore è soltanto desiderio, piacere: desiderio ardente, fiamma nascosta, voluttà struggente ma sempre piacere e nient'altro che piacere. Perché lui doveva sapere queste cose? Perché non gli avevano permesso di conservare la fede in tutte quelle menzogne dorate? Perché lui doveva vedere, mentre gli altri erano ciechi?... Egli aveva diritto alla cecità, dopo aver creduto in tutto quel che umanamente si può credere!"
Abbandonato così alla disperazione, senza speranza, vuoto e solo, all'improvviso una luce si fa strada nella sua vita grazie ad un nuovo incontro che si tramuta presto in amore. Lui che ormai aveva smesso di credere, ritrova la speranza ma insieme a questa vi è la paura di una nuova dolorosa perdita. Solo abbandonandosi al ricordo, alla malinconia, all'amore, solo accettando ciò che è accaduto e imparando a vivere pienamente il presente, riuscirà a capire che quello cieco era lui e insieme al dolore esiste la gioia, bisogna solo imparare a vivere davvero.

COSIGLI DI LETTURA DEL PORTALE:
UMORE: pensieroso
COLORE: celeste cupo
CLIMA E AMBIENTE: in campagna nel Nord

Voi lo avete letto? Che ne pensate?

2 commenti:

  1. mi piacerebbe molto leggerlo!
    sembra un racconto riflessivo e suggestivo!

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  2. Sono felice di averti incuriosita :) Per ora è il testo che mi è piaciuto meno questo, però è comunque interessante.

    RispondiElimina

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